Censura

In vista dell’inizio della discussione al Senato del ddl Cirinnà, con cui l’esecutivo cerca – di fatto – di introdurre il matrimonio gay in Italia, è interessante osservare cosa accade negli schieramenti politici.

Tra i parlamentari, ve ne sono alcuni, come molti del Nuovo Centrodestra, Alfano in testa, che sembrano alzare la voce, ma avendo già fatto capire che per loro la priorità è salvare la poltrona: quindi non ci pensano proprio ad aprire una crisi di governo sugli spinosi temi etici.

I più di quanti si oppongono al ddl lo fanno, invece, perché contrari all’utero in affitto e alla stepchild adoption, dimenticando purtroppo che il vero problema sono le unioni civili in quanto tali. Infatti, una volta approvate queste, le adozioni gay prima o poi arriveranno, magari ad opera dei giudici.

Ma nel PD la situazione è, per certi versi, ancora più gustosa. I cosiddetti “cattolici”, infatti, stanno lavorando per indorare la pillola e renderla ben accetta a un determinato elettorato. Nel far ciò, capita che ricevano sberle dai loro colleghi più rossi.

Nei prossimi giorni ne vedremo sicuramente delle belle (si fa per dire). Intanto però Repubblica ci ha informato di una pesante lite tra donne dem.

Cristiana Alicata, manager Fca e componente del Cda Anas, storica esponente del mondo Lgbt un tempo nella direzione PD, ha infatti chiesto l’espulsione dal Partito democratico di chi parla di “lobby gay”.

«Da semplice iscritta al Partito Democratico, – ha scritto – chiederò l’espulsione di tutti coloro i quali sostengono l’esistenza di una lobby gay. Posso accettare le diverse sensibilità, accettare di discutere con chi è ancora indietro su alcuni temi e ha bisogno di camminare, persino con chi è omofobo in buona fede, ma NON posso accettare che vengano usate contro di noi le stesse armi che Hitler usava contro gli ebrei ai tempi del nazismo“. Il riferimento è alla parlamentare europea Silvia Costa.

La manager spiega che la sua non vuole essere una richiesta “stalinista”, né una volontà di censura (Ah no?).

«Forse sono persino contraria ad una legge contro l’omofobia – spiega sui social network – perché penso che serva a poco e serva più educazione nelle scuole, ma NON posso tollerare che nel partito di cui ho orgogliosamente la tessera militi gente che parla di lobby gay». «IO NON faccio parte di nessuna lobby, – prosegue – io amo la mia compagna e voglio che la legge mi aiuti a proteggerla, amerei i figli che ancora non ho e vorrei una legge che mi aiuti a proteggerla e NON permetterò mai più che qualcuno mi offenda in malafede. In buona fede sì. In malafede no». RenzI_PD_matrimonio-gay_2016

La colpa di Silvia Costa è di aver scritto questo post su Facebook: «E secondo voi perché la lobby LGBT in Parlamento Europeo ha fatto enormi pressioni perché fosse bocciato il Paragrafo del Rapporto sui diritti umani che ribadiva la condanna della pratica della maternità surrogata che, ricordo, è vietata in Italia e in molti Stati membri?».

Se per così poco si è scatenata l’ira della militante gay Alicata, significa che il margine di tolleranza di molti presunti democratici è assai basso. 

Noi parliamo sempre di lobby Lgbt. Ma il problema non è il termine lobby. Le lobby esistono e fanno il loro mestiere. Negli Stati Uniti e nel Parlamento europeo è un fatto normale. Ciò che noi contrastiamo sono le idee che i gruppi di pressione omosessualisti promuovono e vogliono imporre a tutti.

Sarà ancora possibile utilizzare certe parole o il KGB gay (o la Gaystapo) intende proibirlo?

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