Unioni civili

La piazza è inutile, il testo è blindato, c’è una maggioranza parlamentare ampia e trasversale pronta ad approvare le unioni civili, quella per la famiglia tradizionale è un battaglia di retroguardia. Fino a dieci giorni fa era questo il tenore dei commenti che accompagnavano le grande mobilitazione contro il ddl Cirinnà, guidata dal Comitato difendiamo i nostri figli e condotta da tutto il popolo del Family day che sabato 30 gennaio ha riempito il Circo Massimo a Roma.

Nell’arco di una settimana la situazione sembra essersi ribaltata. La squadra composta da Massimo Gandolfini, Mario Adinolfi, Costanza Miriano, Simone Pillon, Gianfranco Amato e dai ragazzi di Generazione famiglia – Filippo Savarese, Jacopo Coghe e Rachele Ruiu – è riuscita quanto meno a cambiare la percezione dell’opinione pubblica rispetto a tematiche come l’utero in affitto,  l’omo-genitorialità e il ruolo fondamentale della famiglia naturale nella crescita di un bambino. Ma non solo, è stato ribadito, ancora una volta, che non è possibile porre sullo stesso piano legislativo e antropologico l’unione stabile e aperta alla vita tra un uomo e una donna e qualsiasi altro tipo di legame affettivo.

Senza questa opera di sensibilizzazione dal basso la legge sulle unioni civili sarebbe passata sul velluto, nel silenzio generale e con i voti anche di quei settori politici che, sebbene siano contrari, sono terrorizzati di tornare alle urne. Martedì si apre invece nella piena incertezza una settimana decisiva per la legge sulle Unioni Civili in discussione al Senato. Nei prossimi giorni è infatti atteso il voto suoi singoli articoli del ddl Cirinnà. Ma intanto si allarga il fronte politico contrario alle adozioni per le coppie dello stesso sesso, dopo che Beppe Grillo ha annunciato che lascerà libertà di coscienza ai senatori del Movimento 5 stelle. “Sulla stepchild adoption le sensibilità di elettori e iscritti al Movimento sono varie”, ricorda una nota sul blog di Grillo. Ma la scelta è stata dettata anche dall’insofferenza di alcuni senatori grillini che si sono detti disposti anche a subire l’allontanamento dal partito pur di non dare il loro appoggio all’articolo sulle adozioni.

Dunque, ogni giorno che passa sono sempre più incerti i numeri dell’insolita maggioranza che al Senato avrebbe dovuto portare ad una agevole approvazione del testo. L’asse tra Movimento 5 stelle e Partito democratico sembra ormai incrinato, mentre il pallottoliere interno al Pd vede circa 30 senatori contrari. I nodi più contestati e controversi del ddl restano l’articolo 3, che equipara le unioni gay al matrimonio, e l’articolo cinque che consente l’adozione del figlio del partner e che aprire di fatto alla pratica dell’utero in affitto. Il Pd però tira dritto: il presidente Orfini e il capogruppo a palazzo Madama Zanda affermano che il testo sarà votato senza modifiche. Mentre il leader di Ncd Alfano continua chiedere la cancellazione delle adozioni per arrivare ad un accordo nella maggioranza, facendo leva sui sondaggi che vedono tre italiani su quattro contrari all’omo-genitorialità.

Quindi, tirando le somme, il testo, completo di adozioni, al momento può contare su 130 voti sicuri quando ne servirebbero almeno 158 (al Senato le astensioni e le assenze sono considerate voti contrari). Ma le incognite sono tante da un parte e dall’altra: perché se è vero che si è aperta una grande breccia nel fronte del si, è altrettanto innegabile che diversi esponenti di estrazione liberista e socialista di Forza Italia e Ncd non hanno mai nascosto il loro sostegno al matrimonio tra persone dello stesso sesso e alla possibilità che questi possano adottare e accedere alle nuove tecniche di filiazione. Nei prossimi giorni vedremo se varrà di più il richiamo alla coscienza o quello alla poltrona.

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