Canguro

Ore 16:30 il Senato comincia la votazione sul Disegno di Legge sulle unioni civili. Molte sono ancora le incognite: i voti segreti (l’Ncd vuole chiederne il più possibile), gli eventuali canguri, i malumori dei cattolici, gli scherzetti escogitati dal leghista Calderoli, e soprattutto i numeri che – sulla stepchild adoption in particolare – secondo i calcoli sono appesi a un filo. Su tutte queste incertezze, Renzi mette ufficialmente il suo sigillo (via newsletter), spingendo le unioni civili fin dove può (“è giusto che su questi temi si voti, dopo anni in cui si è fatto melina”) e provando a parlare anche a chi paventa la diffusione della maternità surrogata. Su questo sito faremo un “minuto per minuto” nel quale daremo conto della posizione di ogni gruppo politico su ogni votazione.

Dice infatti il premier di stare dalla loro parte, perché per lui il no all’utero in affitto sta nello stesso ragionamento in cui c’è il sì alle unioni civili: entrambi, scrive, sono “due punti chiave ampiamente condivisi” dalla “stragrande maggioranza degli italiani – pare di capire anche in Parlamento”. E’ una apertura all’ala cattolica (del Pd anzitutto) sulla quale Renzi prova a ristabilire una sintonia, dicendo apertamente che “pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando mi sembra ingiusto”. Anche se, precisa, “in Italia tutto ciò è vietato”: dunque se ne può fare “una sfida culturale”, non un articolato.

Renzi è costretto a mantenere la prudenza sulla stepchild adoption che, a differenza dell’utero in affitto, è contenuta nel ddl Cirinnà e anzi ne è il suo passaggio più controverso, del quale anche ieri in aula i catto-dem hanno chiesto lo stralcio: “un punto aperto”, dice Renzi, “è giusto si pronunci il Parlamento”. E’ proprio qui, dicono i conteggi, che si condensa il maggior numero di incognite nel voto parlamentare. Anche dopo che i Cinque stelle, con due no su 35 senatori, hanno confermato la loro sostanziale compattezza al sì, la maggioranza resta infatti appesa a un filo. Secondo i calcoli più accurati, lo scarto sarebbe di una quindicina di voti. Abbastanza, in teoria, ma comunque pochi.

Tanto più perché a segnare il clima della partita, prima ancora di arrivare all’articolo 5 sulle adozioni, saranno le votazioni precedenti. Sulle quali è ancora buio fitto. In ballo ci sono i voti segreti, il cui numero è ancora ignoto. Ma pure le decisioni che vorrà prendere il presidente Grasso. E infine c’è la gara, tutt’ora non conclusa, tra Pd e Lega per ritirare la gran parte degli emendamenti (30 su 60 dei dem, 4500 su 5000 del Carroccio) e sveltire così le procedure: la serata di ieri si è chiusa con una specie di gara a chi diceva con più decisione “io li ritiro, se prima li ritiri tu”. Oggi una riunione dovrebbe sciogliere anche questo nodo, che non è di poco conto: tra quelli da ritirare (sia lato Pd che lato Lega) ci sono una serie di emendamenti-canguro, preclusivi o premissivi, che se finissero al voto dell’Aula potrebbero complicare il prosieguo dell’esame del provvedimento.

Ci auguriamo che i senatori, di qualsiasi schieramento, tengano ben presente al momento di votare che #noiricorderemo questa battaglia parlamentare e ricorderemo chi, come e quando ha votato a favore o contro il DDL Cirinnà

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