Rana Bollita

Il filosofo americano Noam Chomsky ha coniato il principio della Rana Bollita per descrivere le dinamiche di un corpo sociale passivo, disinteressato e indolente, che subisce in modo remissivo la cancellazione della sua coscienza critica e della sua stessa identità.

Secondo questa teoria le persone sono rese inerti grazie ad una condizionamento graduale ma incessante. In pratica immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola e l’acqua si riscalda pian piano. Presto l’acqua diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda, un po’più di quanto la rana non apprezzi. La rana si scalda un po’ tuttavia non si spaventa. Adesso l’acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova molto sgradevole. Ma si è indebolita, e non ha la forza di reagire. La rana non ha la forza di reagire, dunque sopporta. Sopporta e non fa nulla per salvarsi. La temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita. Ma se l’acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi. Questo significa che quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale sfugge alla coscienza e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione.

La Propaganda delle lobby Lgbt sui media italiani sembra ricalcare in tutto e per tutto il processo appena descritto. Da qualche anno a questa parte non c’è infatti programma, serie tv, fiction, salotto televisivo, dibattito, quiz e varietà che non contenga almeno un messaggio –  più o meno celato – in favore delle istanze sostenute dai movimenti omosessuali. E ci si rende conto che la misura è davvero colma quando anche un telefilm gradevole e non allineato come ‘L’ispettore Coliandro’ propone il personaggio della poliziotta lesbica che è andata a sposarsi in Spagna perché “qui la legge non glielo permette”.

Per non parlare poi del business della pubblicità. Dopo gli attacchi a mister Barilla nel 2013, perché ritraeva solo famiglie tradizionali, è stato tutto un fiorire di spot gay-friendly con baci saffici e coppie di uomini per mano, mentre un’ondata di polemiche lo costringeva a scusarsi.

Tra i primi ad iniziare fu la Vodafone, che in uno spot di un anno e mezzo fa mostrava una mamma in sala parto, il neonato in braccio e la compagna accanto che la bacia sulla fronte. Mentre in questi giorni è in onda su tutte le reti la pubblicità della Toyota che mostra una bambina con due donne.

Nel frattempo hanno incluso coppie omosessuali nei loro messaggi promozionali anche  Ford, Findus, Dorelan, Misura, Althea e Ikea. La storia è sempre la stessa: secondo l’Istat in Italia le coppie omosessuali con figli sono poche centinaia ma il sistema mediatico deve innalzarle a modello di riferimento per tutta la popolazione. Ed ecco allora il principio della rana bollita, il bambino fin da piccolissimo deve essere catechizzato ai principi del politicamente corretto; dunque dovrà sembrargli normale che un suo coetaneo sia cresciuto senza la mamma e non dovrà chiedersi mai come sia possibile che due persone dello stesso sesso possano generare un figlio. Alcuni la chiamano tolleranza, altri – quelli che si sono accorti che la pentola è già bollente – lavaggio del cervello e disgregazione dell’identità.

I messaggi di questa propaganda subliminale sono inoltre rafforzati da veri e propri sermoni pro-gay pronunciati da ogni tipo di saltimbanco televisivo. Il “diritto” al matrimonio e alla filiazione per gli omosessuali sono diventati il cavallo di battaglia degli interventi di comici, opinionisti, presentatori, cantanti e showgirl che non hanno più nulla da dire. L’ultimo in ordine temporale è stato il monologo di 10 minuti di Luciana Littizzetto nella puntata di ‘Che tempo che fa’ di domenica 24 gennaio, in cui, fra le altre cose, la comica piemontese ha definito il Family day una manifestazione “promossa da preti e politici puttanieri”. Insomma pare che l’intolleranza sia un’esclusiva dei gendarmi della democrazia.

Ma il regime del pensiero unico sa anche ricompensare chi cammina lungo il tracciato. E allora il prossimo maggio a Milano si terrà il primo ‘Diversity media awards’. Il premio per i migliori contenuti di media, cinema, tv e pubblicità sui temi legati al mondo Lgbt, ideato da Francesca Vecchioni, figlia del cantautore Roberto, nonché nota attivista lesbica.

Gli ‘oscar contro la discriminazione’ vedono in nomination diverse fiction italiane attente a comunicare i temi Lgbt come ad esempio ‘ Un posto al sole’ ed ‘È arrivata la felicità’, entrambe trasmessi dalla Rai. E tra la categoria dei programmi che trattano più spesso il tema, appare proprio ‘Che tempo che fa’ condotto da Fabio Fazio e ‘Pechino Express’ con Costantino della Gherardesca.  Tra gli esempi “positivi” ci sono anche le trasmissioni radio ‘Caterpillar’ (Radio 2) e Pinocchio (Radio Deejay). E tra i personaggi che si sono distinti come “portatori di una corretta visione del mondo Lgbt” troviamo le conduttrici Barbara D’ Urso e Daria Bignardi. Certo ad oggi è difficile dire chi si aggiudicherà le ambite statuette arcobaleno ma almeno possiamo dire che la rana è cotta al punto giusto.

About The Author

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Close