Bodnariu

Oltre 10.000 bambini vengono sottratti ogni anno alle loro famiglie naturali e vengono affidati e adottati con metodi poco chiari e legali. Il rapimento legale di questi bambini viene efettuato da Barnevernet. Il caso Bodnariu è uno dei tanti…

            La comunità evangelica romena insieme ad altre comunità evangeliche italiane organizzano manifestazioni di solidarietà con la Famiglia Bodnariu presso Reale Ambasciata di Norvegia e protesta contro Barnevernet – Istituto per la protezione dei bambini che ha sottratto alla famiglia Bodnariu i 5 bambini in un modo che noi riteniamo abusivo.

            Marius e Ruth Bodnariu sono una famiglia mista romeno-norvegese che vive in Norvegia da 10 anni. Insieme hanno 5 bambini: Eliana (9 anni), Noemi (7 anni), Matei (5 anni), Ioan (2 anni) e Ezekiel (4 mesi). Questi bambini sono anche cittadini romeni ed europei. Marius è laureato in Ingegneria dei Sistemi e Informatica applicata presso l’Università Politecnica di Bucarest e dipendente del comune Redal – Naustdal e Ruth è infermiere pediatrico presso l’ospedale della città di Forde.

           Il giorno 16 novembre 2015 lo stato norvegese tramite l’istituto di protezione dei bambini chiamato Barnevernet gli ha confiscato i bambini poi collocati presso tre diverse famiglie senza rispettare la procedura legale preliminare e senza un’indagine tesa ad accertare lo stato psico-fisico o emozionale dei bambini. La procedura della confisca dei bambini è stata avviata a seguito di una denuncia telefonica della direttrice della scuola della città di Vevring  frequentate da Eliana e Naomi.  Nella denuncia la direttrice esprimeva preoccupazione riguardo all’educazione religiosa delle bambine ricevuta in famiglia definendo i genitori e i nonni come cristiani radicali.

           Nella stessa denuncia la direttrice dalla scuola precisava che le bambine sono intelligenti e creative e di non ritenere che fossero abusate al livello fisico o psichico sollecitando soltanto la guida e la sorveglianza di Barnevernet per la famiglia. La stessa direttrice in una precedente circostanza aveva vietato ad una bambina di cantare cantici religiosi nella scuola.

           In seguito alla denuncia, Barnevernet avviava la procedura di indagine per abusi e violenza in famiglia e senza alcuna notifica, il 16 novembre, preleva le due bambine a scuola e poi a casa preleva anche i due ragazzi, Matei e Ioan.

           I genitori sono stati arrestati e portati al posto di Polizia dove sono stati interrogati un paio d’ore senza l’assistenza di un avvocato o di un interprete. Dopo l’interrogatorio sono stati rilasciati insieme al bambino di tre mesi perché considerati non pericolosi e veniva loro comunicato che il giorno seguente sarebbe stato loro spiegato il motivo dell’arresto  del prelievo forzato dei bambini.

           Le autorità hanno proceduto all’arresto dei due genitori in modo illegittimo senza esporre la motivazione dell’arresto e fornire prove al riguardo, non tenendo conto delle procedure previste dalla legge. Per convincere i genitori a stare tranquilli e a non chiedere l’assistenza d’un avvocato i due sono stati rassicurati che la situazione si sarebbe risolta in un modo positivo al più presto.

           Il giorno seguente, il17 novembre, contrariamente a quanto comunicato in precedenza, Barnevernet prendeva in custodia anche il bebè di appena 3 mesi, Ezekiel.

           In seguito ad una decisione di una commissione locale d’inchiesta i genitori venivano incriminati di abusi fisici sui bambini senza che vi fosse alcuna evidenza al riguardo, anzi, il bollettino medico attestava l’assenza dei segni di violenza fisica o psichica. Soltanto in base alle dichiarazioni dei bambini (senza la presenza di un avvocato o di uno psicologo e senza rispettare le procedure in caso di udienza dei minori) Barnevernet decideva:

  • Il neonato di 3 mesi può essere visto e allattato due volte alla settimana;
  • I ragazzi (Matei e Ioan) possono essere visti solo dalla madre una volta alla settimana;
  • Le due ragazze (Eliana e Noemi) non possono essere mai viste dai genitori, e ciò avviene dal 17 nov. 2015.

           La famiglia Bodnariu non aveva mai ricevuto un avviso da parte delle autorità riguardo l’educazione dei bambini. Non era mai stata effettuata alcuna indagine sociale e non sono state prese in considerazione le conseguenze psico-sociali e sanitarie che la situazione avrebbe potuto causare ai bambini. I bambini sono stati divisi in 3 famiglie, cosa che non può essere considerata nell’interesse supremo del bambino come Barnevernet afferma di fare. In questo  momento i bambini sono in tre famiglie surrogate in due città che distano tra loro 3,5 ore di macchina dalla propria casa.

         I bambini affermano di sentire la mancanza della propria famiglia e desiderano tornare a casa ma Barnevernet glielo nega.

         Paradossalmente, nonostante il 15 dicembre Barnevernet comunica alla famiglia l’intenzione di conoscerli meglio e di valutare il caso nel mese di febbraio 2016, nello stesso tempo, inizia l’iter per l’adozione dei 5 bambini.

           Qui non sono chiare e spiegabile alcune cose che portiamo all’attenzione pubblica:

– la violazione della Convenzione sui Diritti dei Bambini, adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 20.11.1989, segnatamente gli articoli 5, 8, 9, 14, 20 (alin.3) e 30.

– L’abuso di potere di Barnevernet.

– La mancanza totale di un’inchiesta sociale precedente all’arresto dei genitori e alla confisca dei bambini.

– La mancanza della valutazione dell’impatto della separazione dei bambini tra di loro.

– La mancanza della trasparenza del caso.

– Interrogatorio senza un avvocato o un interprete.

– L’ordine a non contattare la propria ambasciata (romena)

– La totale mancanza di segni dei presunti abusi fisici o psichici sui bambini.

– Il ritardo della trasmissione della documentazione in lingua romena come prevede la legge.

– Il divieto di allattare il bambino di 3 mesi quotidianamente.

– Le pressioni sulla mamma durante l’interrogatorio per denunciare il proprio marito di violenza e la promessa che le sarebbero così stati affidati i figli in custodia.

– Minacce a Marius Bodnariu a non rendere pubblico il caso per non rischiare di non vedere mai i propri figli.

– La collocazione dei bambini in città diverse, incluso il lattante di 3 mesi, anche se l’avvocato aveva individuato varie soluzioni in luoghi molto più vicini.

– La manipolazione dei bambini durante gli interrogatori per constringerli ad accusre i propri genitori.

         Questi metodi, a noi romeni, ci ricordano tanto la dittatura comunista e ci dispiace vederli tornare in vigore un paese che si reputa democratico. Siamo per questo determinati ad andare avanti con le nostre proteste finché il caso sarà risolto in modo positivo anche se Barnevernet diffida tutte le pressioni esterne, politiche, religiose e diplomatiche al livello nazionale e internazionale.

         Denunciamo Barnevernet e le istituzioni norvegesi per violazione dei diritti della famiglia e dei bambini, per le intimidazioni e le minacce contro la famiglia e contro gli avvocati che intendessero impegnarsi in casi simili (alcuni hanno perso la loro licenza) e per la violazione del diritto alla libertà religiosa e la libertà della parola.

           La famiglia Bodnariu non è l’unica famiglia in questa situazione, ma ci sono annualmente  circa 10.000 bambini confiscati da Barnevernet con metodi poco chiari e al limite della legge. Sono sopratutto le famiglie degli immigrati a farne le spese, e a subire le dolorose conseguenze, e per questo la Norvegia dovrà fare i conti in futuro con l’opposizione di tanti stati coinvolti in casi simili.

           Denunciamo gli abusi, ingiusti ed inumani verso una famiglia normale, responsabile, che ha fin qui dato sicurezza alla propria famiglia in un ambiente sociale e morale idoneo all’educazione civica e religiosa. Marius e Ruth sono integrati socialmente e danno il loro contributo alla comunità in cui vivono in forza delle loro rispettive professioni, senza mai essere stati sin qui accusati di comportamenti contrari alla moralità o che violino la legge.

           Chiediamo che i bambini tornino immediatamente alla loro famiglia e che il caso si risolva positivamente.

           Le nostre manifestazioni di protesta hanno avuto luogo sabato  9.01.2016 alle ore 10.00 a Roma, in piazza Santa Prisca, a Torino, in piazza Vittorio Veneto alle ore 15.00 e a Milano, via Cappucini 2, mercoledì 13.01.2016 ore 10.00-12.00. Altre ne seguiranno

 

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