stepchild adoption

Stepchild Adoption. Il DDL Cirinnà non è ancora legge ma già sono cominciate le prove tecniche di adozioni a coppie omosessuali, anche se queste sono state stralciate dal testo del DDL.

529 sono i bambini che vivono in una situazione in cui uno o entrambi i genitori sono omosessuali. Recentemente questo numero è salito a 530 con il caso Vendola, ma si è ritornati al numero originario perché, con una sentenza dei giudici romani, è stata decisa la stepchild adoption per una coppia di uomini che avevano fatto ricorso all’utero in affitto in Canada circa tre anni fa.

Sono due le cose che ci lasciano perplessi ed inorriditi.

Primo. La pratica dell’utero in affitto di coppie omosessuali italiane non è una novità e vi fanno ricorso già da molti anni. Questa è una cosa che in molti avevamo intuito ma che nessuno, ovviamente, nell’ambito del pensiero unico omosessualista dominante nell’informazione contemporanea si è sognato  e si sogna di dire. Di questo non c’è da stupirsi, il mondo omosessuale ha dato prova di essere spesso tale e quale al mondo eterosessuale più becero. È inutile che vengano a raccontarci che gli omosessuali hanno una sensibilità verso l’amore e il prossimo  più elevata rispetto agli altri. Sono tali e quali alle persone eterosessuali dalle quali così marcatamente si vogliono distinguere: molti di loro sono personaggetti che si nascondono dietro una bandiera multicolore o in mezzo a parate con gente con i “sederi al vento“, che non hanno rispetto verso niente e nessuno, che mercificano il corpo di donne bisognose facendo del dono della vita un mero gioco economico.

Secondo. La sentenza del tribunale dei minori di Roma risale a inizio gennaio. Questo significa che c’è stata una strategia ben precisa da parte di tutti gli attori di questa vicenda. Il tribunale di Roma e i suoi giudici emettono una sentenza delicatissima soprattutto in un panorama di discussione politica e civile molto accesao e, soprattutto, la stampa ideologizzata ed asservita al potere si è ben guardata dal darne notizia, evitando in questo modo che si creasse un possibile precedente per una sentenza emessa e poi ribaltata perché incostituzionale. I media ne danno notizia 3 mesi dopo, oltre i 90 giorni previsti dalla legge per un possibile appello. Adesso la sentenza è diventata definitiva e nessuno potrà mai più opporsi.

Dove la legge dello Stato non consente, si è trovato uno stratagemma per aggirarla in barba a mesi di scontri parlamentari, in barba al sentire del 79% degli italiani che si è espresso per il no alla Stepchild Adoption a coppe omosessuali, in barba al popolo che il 30 gennaio scorso manifestava a Roma nello stesso momento, magari, in cui il giudice emetteva questa sentenza.

Questa è la democrazia italiana…

I fatti. ( Da lastampa.it) Il tribunale dei minorenni di Roma ha deciso una nuova “stepchild adoption”. La sentenza riguarda due papà. Il bimbo di uno dei due, concepito all’estero, è stato adottato dal compagno del padre. Si tratta di una sentenza, come ha confermato il giudice Melita Cavallo, da lei pronunciata come presidente del tribunale per i minorenni di Roma prima di andare in pensione, lo scorso gennaio.  

Il bimbo adottato ha poco più di tre anni ed è stato concepito in Canada attraverso la “gestazione per altri”, a titolo gratuito(?!?!). 

I due papà – che in Canada si sono regolarmente sposati – subito dopo la nascita sono rimasti per un paio di mesi in Canada con la madre “surrogata” e hanno mantenuto i contatti con la donna, recandosi in questi anni in Canada con il bambino a trovare la sua mamma. 

La coppia di papà sta insieme stabilmente da 12 anni e l’ambiente familiare dei due uomini è molto presente nella vita del bambino, che va all’asilo ed è a conoscenza del modo un cui è nato. Il giudice ha ritenuto che l’adozione da parte del compagno del padre biologico – che ha accudito il bambino sin dalla nascita – fosse nell’interesse del piccolo e fosse da far rientrare in quei «casi particolari» già previsti dalla legge sulle adozioni. 

La sentenza del Tribunale romano è definitiva, perché sono scaduti i termini per l’appello. La notizia è stata divulgata ora proprio perché la sentenza è ormai inappellabile. 

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