Trapezisti

Non solo rischiosissimi numeri su trapezi o straordinarie performance di giocolieri, all’ombra dei colorati tendoni da circo di mezza Italia si sarebbero svolti anche loschi traffici di esseri umani. È l’incredibile quadro emerso dall’inchiesta della procura di Palermo guidata da Francesco Lo Voi e della questura di Palermo retta da Guido Longo, che ieri ha portato all’arresto di 41 persone in tutta Italia tra impresari di circhi, migranti e due funzionari della Regione Sicilia che avrebbero avuto un ruolo determinante nella falsificazione di documenti per provare assunzioni inesistenti. L’operazione Golden circus avrebbe fatto luce su un’associazione a delinquere dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con l’aggravante della transnazionalità di cittadini provenienti prevalentemente da India, Pakistan e Bangladesh, che avrebbero dovuto sborsare fra i 15 e i 17 mila euro per raggiungere l’Italia.

Quartier generale dell’organizzazione, che avrebbe fatto leva sulle difficili condizioni economiche delle compagnie circensi negli ultimi anni, sarebbe stata Palermo, dove un funzionario compiacente dell’assessorato regionale alla Famiglia e al Lavoro, Vito Gambino, e la moglie Provvidenza Visconti, anche lei dipendente regionale, con i figli, avrebbero messo a punto un sistema di rilascio di false certificazioni di ingresso legale in Italia per centinaia di migranti del Sud-est asiatico, ma si sarebbero occupati anche di aiutare le imprese circensi a spostare la sede legale in Sicilia. Il sistema avrebbe approfittato di una particolarità legislativa concessa dall’autonomia regionale siciliana. Il testo unico sull’immigrazione consente infatti una deroga al cosiddetto ‘decreto flussi’ che regolamenta l’ingresso dei cittadini stranieri, per i lavoratori qualificati nell’ambito delle attività connesse agli spettacoli, compresi i circhi; solo che nel resto d’Italia è il ministero del Lavoro a concedere l’autorizzazione all’ingresso di queste persone, mentre in Sicilia il nulla osta al lavoro per prima occupazione per ottenere il visto d’ingresso nel territorio nazionale viene dato dagli uffici regionali.

Trovato il funzionario compiacente – il responsabile dell’ufficio speciale di collocamento per i lavoratori dello spettacolo – il gioco sarebbe stato fin troppo facile e avrebbe fruttato un giro d’affari di circa sette milioni di euro, per l’ingresso di almeno 500 stranieri, ovviamente senza alcuna qualifica legata al mondo circense. «Ma il numero potrebbe essere dieci volte superiore» osserva il procuratore aggiunto Leonardo Agueci, che insieme ai sostituti Luca Battinieri, Daniela Varone ed Enrico Bologna ha seguito l’indagine. Gli impresari del settore circense disposti a entrare in questo circuito illegale (sono stati individuati 18 circhi, tra cui Sandra Orfei, Città di Roma, Lino Orfei, Acquatico, Bizzarro), avrebbero ricevuto per ogni lavoratore straniero assunto fittiziamente dai 2mila ai 3mila euro.

Determinante nell’avvio delle indagini, tre anni fa, è stato il racconto drammatico di un ragazzo indiano, che comunicava solo in un dialetto parlato in una zona del Punjab. «Voglio tornare a casa», avrebbe chiesto agli agenti della questura, visibilmente scosso per lo stato in cui era costretto a vivere. Il ragazzo aveva dovuto vendere i terreni di famiglia per riuscire a pagare la somma richiesta dall’organizzazione criminale, in Italia aveva iniziato a lavorare davvero in un circo con mansioni umilissime, ma era riuscito a scappare. La sua testimonianza assieme a quelle di altri due giovanissimi sono state fondamentali per lo sviluppo delle indagini, che si sono protratte per due anni, anche a causa delle difficoltà legate alla natura itinerante delle attività circensi.

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