Yosuf al-Qaradawi, teologo di riferimento dei Fratelli musulmani residente in Qatar, ha detto: «L’islam ritornerà in Europa come conquistatore e vincitore, dopo esserne stato espulso – prima a Sud, dall’Andalusia (Spagna 1492) e una seconda volta da Oriente, quando ha bussato molte volte alle porte di Atene. […] Ritengo che la conquista 

imagesquesta volta non sarà con la spada, ma attraverso la predicazione e l’ideologia». Un suo compaesano l’emiro Ali bin Thamer al-Thani, in visita Sicilia nel giugno scorso, ha incontrato tanta gente-che–conta: amministratori locali, il presidente della Confindustria e ha detto: «Stiamo investendo molto in Italia, abbiamo acquistato, come ben sapete, Valentino, una catena di alberghi di lusso, abbiamo comprato l’ospedale di Olbia. Ci sono parecchi investimenti previsti in Italia e il nostro interesse è investire sempre di più».  

Questo non è che l’ultimo segno di “attenzione” e di “presenza” del ricchissimo emirato verso la Sicilia, già terra islamica per 230 anni prima che i normanni la liberassero alla fine di una lunghissima guerra durata 31 anni. E si sa che questi signori sono…nostalgici. A volte hanno la bontà di dirlo in modo esplicito.

Vittorio Sgarbi, che la città di Salemi ha avuto quale sindaco, aveva allora annunciato un accordo con il Qatar per la costruzione di una moschea. Nel 2012 Sgarbi alla XIX edizione del Premio Sicilia era accompagnato da Yusuf ibn Ahmad al-Kawari presidente di Qatar Charity Foundation, a cui l’anno successivo lo stesso Premio Sicilia, conferiva il premio “Uomini e Società”. In quell’occasione la fondazione emise il seguente comunicato: «La Qatar Charity sta realizzando un numero di progetti importanti in Sicilia con un investimento di circa 11 milioni di riyal [circa 2.355.430 Euro]. Siffatti progetti riguardano i seguenti centri islamici: centro islamico di Ispica con un investimento di 1.200.000 di riyal [circa 256.956 euro], il centro islamico di Catania con un investimento di 2 milioni di riyal [circa 428.260 euro], il centro islamico di Messina con un investimento di 4.105.000 riyal [circa 879.003 euro] e il centro islamico di Comiso con un investimento di 3.782.000 riyal [circa 809.839 euro]». 

E ancora: «Qatar Charity si sta attivando per finanziare sette altri centri islamici con circa 17milioni di riyal [circa 3.640.000.210 euro] in alcune città italiane ovverosia: Mazara del Vallo, Palermo, Modica, Barcellona, Donnalucata, Scicli e Vittoria». Fanno in tutto circa 6 milioni di euro. 

Una fondazione veramente benefica che non si occupa solo di Sicilia, ma anche (2013) di altri centri islamici a Colle Val d’Elsa e Ravenna. E’ una politica seguita un po’ in tutto il mondo (i petrodollari non mancano): si creano moschee e centri islamici che vengono poi affidate a organizzazioni collegate più o meno esplicitamente ai Fratelli Musulmani che in quel paese godono di tanta simpatia e sostegno, soprattutto economico. Il Pil pro capite del Qatar è di circa 82.000 € contro i 22.000 dell’Italia. Il Qatar ospita dal 1996 la sede di Al Jazeera, la famosa televisione satellitare araba e dal 1961 il Qatar ha ospitato, Yusuf Qaradawi, il leader spirituale dei Fratelli Musulmani, sostenitore degli attentati suicidi in Israele e in Iraq ai tempi dell’intervento americano. Anche il leader di Hamas Khaled Meshaal risiede in Qatar.

Potremmo continuare. Ma concludiamo giusto con una domanda: che tutto ciò non sia affatto casuale? Soldi, predicazione, ideologia e afflusso di immigrati formano indubbiamente una bella miscela.

Diego Torre

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