Save-the-children-report-scuola-italia-2015

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Questo è in sintesi quello che dice Save the Children: Al sud è emergenza educativa, un ragazzo su 2 non sa fare di conto. Invece di occuparsi di inserire nell’offerta formativa nuove tipologie ideologiche come la teoria del gender, i burocrati del Miur, il ministro Giannini, il sottosegretario Faraone e lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri Renzi cosa hanno in programma di fare per eliminare questa forma di discriminazione e bullismo intellettuale?

Proteggiamo i bambini dandogli pari opportunità di accesso al diritto allo studio su tutto il territorio nazionale invece di insegnargli le teorie gender, non trascurando di insegnargli il rispetto per il prossimo? Questa è la vera domanda che bisognerebbe porre a chi dirige la Scuola. Da una società acculturata, nasce una società che rispetta leggi, persone e diritti umani.

C’è qualcosa di peggio che nascere poveri. Essere condannati a restarlo. Le ragioni per cui l’ascensore sociale si blocca sono molteplici e complesse. Ma sicuramente senza un’istruzione adeguata il riscatto sociale è quasi impossibile. E’ questa condanna capitale, nasci povero e povero devi restare, la conseguenza più drammatica della cosiddetta povertà educativa, intesa come la mancanza delle competenze necessarie per farsi strada nella vita. E’ questa la conclusione del rapporto di Save the Children «Illuminiamo il Futuro 2030 – Obiettivi per liberare i bambini dalla Povertà Educativa», presentato stamattina a Roma.

La forbice Nord-Sud

Quasi un quindicenne italiano su 4 è sotto la soglia minima di competenze in matematica e quasi 1 su 5 in lettura (dati Ocse-Pisa). E le cose vanno naturalmente peggio per gli adolescenti che vivono in famiglie con un basso livello socio-economico e culturale (la percentuale sale rispettivamente al 36% e al 29%). Il circola vizioso fra povertà economica e povertà educativa nel nostro Paese ha una precisa distribuzione geografica: mentre infatti in generale i ragazzi del Nord veleggiano ai livelli dei primi della classe europei ( Olanda, Finlandia, Belgio,Polonia, Germania…), quelli del Sud e delle isole se la battono con i coetanei turchi e kazaki. Nel Meridione la percentuale di adolescenti che non consegue le competenze minime in matematica e lettura raggiunge rispettivamente il 44,2% e il 32%, con un picco estremo in Calabria (46% e 37%).

Pochissimi nidi, poco tempo pieno, niente sport e libri

Se la scuola italiana non riesce a colmare le disparità di partenza tradendo la sua missione di partenza è anche a causa delle carenze di servizi e opportunità formative scolastiche ed extrascolastiche: in Italia i bambini che frequentano il nido fra 0 e 2 anni sono ancora una rarità (14 %), come pure restano una minoranza le scuole elementari che offrono il tempo pieno (poco più di 3 su dieci). Il 64% dei minori non accede ad attività ricreative, sportive, formative e culturali, con punte estreme in Campania (84%), Sicilia (79%) e Calabria (78%). In particolare, il 48,4% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro nell’ultimo anno, il 69,4% non ha visitato un sito archeologico e il 55,2% un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva.

Differenze maschi-femmine

In relazione al genere, le disuguaglianze colpiscono in modo particolare le ragazze per la matematica (il 23% delle alunne non raggiunge le competenze minime contro il 20% dei maschi), mentre i ragazzi sono meno competenti in lettura: il 23% risulta insufficiente contro l’11% delle coetanee. Le ragazze e i ragazzi meridionali sono maggiormente svantaggiati sia in matematica che in lettura rispetto ai coetanei settentrionali: la percentuale delle ragazze che non raggiungono le competenze minime in matematica è del 32% al Sud, il doppio delle coetanee del Nord (16%) e la stessa differenza percentuale si riscontra per i maschi meridionali (28%) e i loro coetanei settentrionali (14%).

Immigrati di prima e seconda generazione

Altro fattore della povertà educativa è l’origine migrante dei genitori: tra i ragazzi migranti di prima generazione il 41% non raggiunge i livelli minimi di competenze in matematica e lettura, incidenza che cala al 31% in matematica e al 29% in lettura per i quelli di seconda generazione.

Tre obiettivi

Save the Children lancia tre obiettivi per la progressiva riduzione delle differenze regionali sull’esempio dei nuovi obiettivi di Sviluppo Sostenibili indicati dalle Nazioni Unite.
Primo: apprendimento e sviluppo
Entro il 2030 tutti i ragazzi di 15 anni dovranno raggiungere le competenze necessarie in matematica e lettura; il tasso di dispersione scolastica, attualmente al 15%, dovrà scendere sotto il 5% e tutti i minori dovranno svolgere in un anno almeno 4 attività culturali e sportive tra le 7 indicate (andare almeno una volta a teatro, musei o mostre, monumenti o siti archeologici, fare sport in modo continuativo, leggere e usare internet).
Secondo obiettivo: offerta educativa

Entro il 2030 la differenza della copertura pubblica dei servizi educativi per l’infanzia tra le regioni, ora al 25%, non dovrà superare il 10%; tutte le classi della scuola primaria e secondaria dovranno offrire il tempo pieno e attività extracurricolari e garantire un servizio mensa di qualità e gratuito per i minori in povertà (oggi assente nel 40% delle scuole); tutti gli alunni dovranno essere accolti in infrastrutture adeguate per l’apprendimento e dotate di connessione a Internet veloce, oggi assente nel 28% delle scuole.
Terzo obiettivo: eliminare la povertà minorile
Entro il 2030, il tasso di povertà assoluta dei minori, attualmente al 13,8%, dovrà essere azzerato, con l’impegno di dimezzarlo entro il 2020.

La Campagna “Illuminiamo il Futuro” e i Punti Luce

Per contrastare la povertà educativa, nel maggio 2014 Save the Children ha lanciato la campagna Illuminiamo il Futuro e avviato l’apertura dei Punti Luce: 13 quelli inaugurati finora, in 8 regioni, a Catania, Palermo, Bari, Brindisi, Gioiosa Ionica, Scalea, Napoli (2 Punti Luce), Roma (2 Punti Luce), Genova, Torino, Milano. E sono in fase di istituzione altri tre Punti Luce a Sassari (Latte Dolce), Palermo (Zen 2) e Milano (Quarto Oggiaro). Si tratta di spazi che sorgono in quartieri svantaggiati delle città, all’interno dei quali i bambini tra i 6 e i 16 anni e le loro famiglie usufruiscono di diverse attività gratuite, tra cui sostegno allo studio, laboratori artistici e musicali, gioco e attività motorie, promozione della lettura, accesso alle nuove tecnologie, educazione alla genitorialità, consulenze pedagogiche, pediatriche e legali. I Punti Luce hanno finora accolto complessivamente 4.510 minori, di cui 2.854 iscritti e frequentanti regolarmente i centri. Inoltre sono state assegnate 300 doti educative, piani formativi personalizzati per bambini in condizioni accertate di povertà, che prevedono anche un contributo economico per l’acquisto, ad esempio, di libri e materiale scolastico, l’iscrizione a un corso di musica o sportivo, la partecipazione ad un campo estivo o altre attività educative individuate sulla base anche delle inclinazioni e talenti del singolo bambino.

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1 Comment

  1. Mantenere il popolo ignorante è stato sempre il primo metodo utilizzato dai regimi per controllarlo

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