Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi in Senato durante la replica al termine della discussione generale sulle riforme costituzionali, Roma 24 Settembre 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Sembra slittare al Senato la discussione del DDL Cirinnà sulle unioni civili. La maggioranza sembra si sia incartata sulla riforma del Senato allungandone i tempi di discussione. Ne siamo contenti, avremo più tempo per avviare nuove iniziative per far morire del tutto questo disegno di Legge. Nel frattempo il buon Renzi nazionale e tutto il suo partito cercano di addossare le colpe di questo slittamento a tutto il resto del mondo – pare che anche il Dalai Lama fra non molto si vedrà recapitare tweet e messaggi d’accusa su Facebook  da tutti gli esponenti del PD, associazioni LGBT e consociati – tranne che a loro stessi. non si rendono conto che l’approvazione di un tale abominio di legge, piuttosto, è osteggiata dalla maggioranza degli italiani. O forse si, e rinviano…

La legge sulle unioni civili non vedrà la luce nemmeno nel 2015. La conferenza dei capigruppo ha deciso che il voto sulla riforma del Senato cadrà martedì 13 ottobre e dunque rimarranno soltanto 48 ore per approvare il ddl Cirinnà sul riconoscimento delle coppie omosessuali.

Troppo poche per una discussione parlamentare che dovrebbe portare a un cambiamento epocale nell’ordinamento italiano. La sessione di bilancio incombe, e dunque lo slittamento delle unioni gay al prossimo anno sembra ormai inevitabile.

Per il Partito Democratico è colpa dell’ostruzionismo delle opposizioni alla riforma del Senato. Non soltanto Roberto Calderoli con i suoi 82 milioni di emendamenti, ma anche Sinistra ecologia e libertà finisce nel mirino del ministro Maria Elena Boschi, che in una intervista a “la Repubblica” annovera il partito di Nichi Vendola tra coloro che indirettamente ostracizzano il riconoscimento delle unioni civili.

Il fatto è che fino a giovedì mattina i fautori del ddl Cirinnà sulle unioni civili coltivavano una flebile speranza: portare il testo in aula al Senato e approvarlo entro il 15 ottobre saltando a pié pari la discussione in Commissione Giustizia, ingolfata dagli emendamenti di Giovanardi. L’illusione era stata alimentata dallo stesso Matteo Renzi: “Non mi dimentico delle unioni civili”, aveva dichiarato durante l’ultima accesissima direzione del Partito democratico.

Intanto, in Commissione Giustizia dove per il momento rimane il ddl sulle unioni civili, un emendamento di Area popolare propone il carcere fino a quattro anni per coloro che utilizzano la maternità surrogata. E’ firmato da Gabriele Albertini, Carlo Giovanardi e Nino D’Ascola.

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