strategia LGBT

C’è una strategia LGBT mediatica ben definita attraverso la quale questo mondo mira ad incamerare i consensi dell’opinione pubblica per ottenere riconoscimenti come quello delle unioni civili in Italia. Una strategia LGBT palesata attraverso ogni mezzo di comunicazione ed in particolare i social network.

La spiega Giancarlo Ricci in “Sessualità e politica. Viaggio nell’arcipelago gender” (Sugarco editore).

UN DEBITO RIMASTO IN SOSPESO

L’allusione più o meno diretta a varie forme di vittimismo è propagandata dai movimenti LGBT a colpi di sillogismi: la società discrimina gli omosessuali, noi siamo omosessuali quindi siamo vittime. Pertanto in quanto vittime pretendiamo non solo un diritto che combatta le discriminazioni ma che condanni tutto ciò che è stato perpetrato contro gli omosessuali. La ricorrente allusione al passato, quasi fosse un debito rimasto in sospeso, punta a creare confusione tra il piano storico e il piano dell’attualità. Con l’immancabile effetto (calcolato) di produrre senso di colpa. La logica è quella di un risarcimento che non ha termine.

VITTIMISMO GAY FRIENDLY

Evidentemente, precisa Ricci, non si sta dicendo tout court che non vi sia discriminazione o che nella storia recente non vi siano stati fenomeni di intolleranza o addirittura di persecuzione. Sappiamo che ancora oggi alcuni Stati condannano l’omosessualità con pene severe o addirittura con la pena capitale. In particolare, però, da una decina d’anni l’Occidente pare avvertire la necessità di adeguarsi, a livelli differenziati, a una politica gay friendly che accoglie e risponde al vittimismo imponendo, a livello culturale, sociale, istituzionale, una sorta di obbligo egualitario tra omosessualità ed eterosessualità. Questa imposizione nutre la strategia gender.

PERSUASIONE E SENSI DI COLPA

Non a caso il punto centrale della strategia LGBT punta a enfatizzare il vittimismo per utilizzarlo come forma di persuasione e di sostegno di uno statuto identitario. Parallelamente ciò produce un diffuso senso di colpa che socializzandosi e gestito a livello ideologico diventa propulsore di nuovi interventi legislativi.

PENSIERO UNICO

Si ha il sospetto che ciò che veramente viene condannato nell’accusa di omofobia sia la condanna verso un pensiero differente, non allineato con il quadro ideologico dell’omosessualismo. Ma occorre dare a Cesare quel che è di Cesare: pare che gli unici a credere che la differenza di pensiero possa trascendere nell’odio e nella violenza, scrive l’autore di “Sessualità e politica” siano proprio i fautori dell’omosessualismo. Come se costoro, arroccati in una forma fobica difensiva, non sopportino la minima obiezione rivolta alla loro costruzione del mondo.

DIBATTITO DIFFICILE

Difficile avviare un effettivo dibattito con le posizioni omosessualiste. Si rimane subito impigliati in una rete di obiezioni che girano attorno sempre agli stessi temi: i diritti umani, l’obbligo all’uguaglianza, la condanna della discriminazione, l’accusa di omofobia, le «pari opportunità», la libertà individuale.

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