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Quanti fedeli del desacralizzato occidente ex-cristiano andrebbero alle funzioni religiose pur avendo il dubbio di non tornare a casa? E quanti porterebbero con loro i propri figli sapendo di rischiarne la vita? Nei paesi dove i cristiani sono perseguitati e massacrati, la domanda si accende nella mente di tanti, ma evidentemente fede e coraggio non vengono meno; tutt’altro. Si usa solo qualche prudenza in più, come mettere guardie all’ingresso delle chiese.

 

Akash Bashir, pakistano, neanche diciannovenne, era cristiano e aveva studiato dai salesiani di Lahore. Non conosceva le problematiche della nostra gioventù; non si annoiava; non sniffava coca; non si ubriacava e non fumava spinelli. Non conosceva lo sballo del sabato sera, ma la domenica, faceva ben volentieri la guardia davanti alla chiesa per permettere agli altri cristiani di partecipare alla Messa. Ed era di guardia, con un coetaneo, alla porta della chiesa di St. John a Lahore domenica 15 marzo, quando è arrivato il talebano.

Ne è nata una colluttazione, nel corso della quale Akash si è accorto che quello portava addosso una cintura esplosiva. L’uomo aveva già attivato l’innesco e Akash in quei pochi secondi ha scelto. O fuggire e salvare la vita o abbracciarlo stretto, esplodendo con lui. Ha scelto la seconda opzione, è esploso con l’attentatore e ha salvato tanti fratelli. Solo nove morti nella chiesa che difendeva, ma sarebbero stati molti di più senza il suo sacrificio, perché la chiesa era colma.

Addio Akash. Non hai goduto dei raffinati piaceri della civiltà occidentale al crepuscolo. Non hai avuto la gioia di farti una famiglia. Non ti sei arricchito. La grande stampa si è già scordata, così come volentieri dimentica, o tace direttamente, delle migliaia di cristiani che muoiono vittime della cristianofobia dilagante. Si sono certamente scordati di te (se pure si sono accorti del tuo sacrificio) tanti cristiani preoccupati di compiacere lo spirito del mondo e che avvertono la presenza dei martiri come un fastidio. Ma tu ci hai dato ancora una volta testimonianza della vittoria della fede sulla paura e della dignità grande che anche un ragazzo di 18 anni può avere. E Dio… Dio no, Dio non si scorda di nulla.

 

Diego Torre

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