Il 90% dei giovani non fa figli per motivi economici
Il 90% dei giovani non fa figli per motivi economici

È stato presentato a Roma il rapporto ‘Diventare genitori oggi’ del CENSIS e della fonadazione Ibsa. Secondo questo rapporto, dall’inizio della crisi l’Italia ha ‘perso’ oltre 62mila nuovi nati l’anno, con i motivi economici che, almeno nella percezione degli italiani, sono la causa principale del fenomeno. Si è, quindi passati dai quasi 577mila nuovi nati del 2008 ai poco più di 514mila del 2013, il valore più basso da quando si fanno le rilevazioni. “Tra gli italiani – viene spiegato nel documento – c’è una diffusa consapevolezza in merito al problema. Per l’83% la crisi rende più difficile la scelta di avere un figlio. E la percentuale supera il 90% tra i giovani fino a 34 anni, cioè le persone che subiscono maggiormente l’impatto della crisi e allo stesso tempo sono maggiormente coinvolte nella decisione della procreazione”. L’indagine punta il dito anche sull’insufficienza delle politiche pubbliche a sostegno della famiglia. Il 61% degli italiani è convinto che le coppie sarebbero più propense ad avere figli se migliorassero gli interventi pubblici. Sgravi fiscali e aiuti economici diretti sono le principali richieste (71%), il 67% segnala l’esigenza di potenziare gli asili nido, il 56% fa riferimento ad aiuti pubblici per sostenere i costi per l’educazione dei figli (rette scolastiche, servizi di mensa o di trasporto).

Più di metà degli italiani è ignorante su infertilità, ma 7% ha problemi
Più di metà degli italiani non conosce i problemi legati all’infertilità, mentre per chi deve affrontare queste patologie la difficoltà principale è di tipo economico. Dell’infertilità, si legge nel documento, il 45% degli italiani ammette di saperne poco e un ulteriore 15% afferma di non essere per nulla informato. Tra chi invece dichiara di conoscere il problema (il 40%), il 16% è stato coinvolto in maniera diretta, perché il problema ha riguardato una persona vicina (9%) oppure direttamente lui o il partner (7%). Tra le cause, la più citata è quella più generica: lo stress (31%). ”Le coppie con problemi di infertilità devono affrontare non poche difficoltà – spiega il documento – tra cui oggi sono ritenute prevalenti quelle economiche (67%), come per le coppie senza problemi che vogliono un figlio. Per l’80% del campione la crisi è un deterrente specifico anche per le coppie che devono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita”.

In Italia 8,5 nati ogni 1000 abitanti, tra ultimi Ue
Con l’ultimo calo delle nascite registrato nel 2013 l’Italia ha raggiunto il fondo della classifica europea per il numero di nuovi nati. Nel 2013 si è avuto un calo del 3,7% delle nascite rispetto all’anno precedente, con un calo conseguente del tasso di natalità da 9 a 8,5 nuovi nati ogni mille abitanti. Questa cifra ci mette al pari del Portogallo, penultimo in classifica, ad una incollatura dalla Germania che ha 8,4, una differenza statisticamente poco significativa. Dall’altra parte della classifica svettano invece Gran Bretagna e Francia, rispettivamente con 12,8 e 12,6. ”Dal 2008 il calo è costante – ha sottolineato Ketty Vaccaro, responsabile welfare del Censis – e si è anche esaurita quella compensazione dovuta alle immigrate, che hanno tassi più alti ma non sufficienti a invertire il trend”.

Per un terzo italiani ok figli a coppie omosessuali
Dal rapporto viene spicca il dato che quasi un italiano su tre è favorevole al fatto che anche le coppie omosessuali abbiano figli, mentre ancora maggiore è la quota di chi è d’accordo nel dare questa possibilità ai single. Per il 46% del campione è legittimo avere figli per i single, mentre per il 29% è giusto anche per le coppie omosessuali. In questo giudizio la fede religiosa ha un’influenza limitata: è d’accordo il 43% dei cattolici praticanti nel primo caso e il 23% nel secondo. ”È evidente – viene sottolineato – che in questi casi la procreazione appare separata dalla situazione di coppia eterosessuale tradizionale, con il superamento dell’idea che sia questa l’unica condizione per poter accedere alla genitorialità”. Per il 35% degli intervistati, la quota più alta, avere un figlio è un fattore di realizzazione individuale, mentre per il 23% è un completamento del rapporto di coppia e la continuazione della vita. ”Le profonde implicazioni sociali e morali emerse dalla ricerca dimostrano quanto il paese sia più avanti di quanto non emerga dal dibattito quotidiano”.

Un attacco velato alla “istituzione Famiglia”

Noi leggiamo in questo rapporto, non soltanto un quadro a tinte fosche sul futuro dell’Italia, perché senza nuovi nati l’economia non può certo migliorare, ma anche un reiterato, nonché nascosto spot pubblicitario alla procreazione selvaggia. Sdoganare la fecondazione eterologa, anche per le coppie omosessuali e single, è un palese attacco alla famiglia naturale, ma soprattutto è un attacco alla dignità e ai diritti dei nascituri che si troveranno in non famiglie fin dalla nascita, con il conseguente stravolgimento della percezione delle stesse. Noi abbiamo denunciato questa deriva in un recente articolo: Finalmente anche in Italia potremo scoprire se c’è un novello Abrahamo, nel quale abbiamo evidenziato tutti i pericoli della fecondazione eterologa. Dire poi che “In questo giudizio la fede religiosa ha un’influenza limitata”, come si afferma nel rapporto, appare come un diretto invito a non tenere conto di quella parte di società italiana che crede fermamente ai valori irrinunciabili che sono insiti nell’istituzione famiglia. Appare chiaro che bisogna mobilitarsi per affermare i diritti della famiglia renderli più forti ed, allo stesso tempo, mobilitarsi perché l’identità cristiana non sia sopraffatta dalle nuove correnti di pensiero relativistico.

Redazione CxN

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