Ruben

 Tutti ricorderete la notizia del 13 Ottobre scorso del piccolo Ruben nato da utero in affitto da due donne italiane in spagna che avevano chiesto che al bambino fosse riconosciuta la cittadinanza italiana e, contestualmente, le due madri fossero riconosciute madre e padre. Avevano ottenuto “riscontro positivo” dal Sindaco di Napoli De Magistris che in barba alle leggi italiane aveva acconsentito alla trascriszione nei registri dell’anagrafe napoletana l’atto di nascita del bambino, contravvenendo di fatto add una tonnellata di leggi italiane. Ma il sindaco De Magistris è in campagna elettorale, servono i voti di tutti in primis gli LGBT.

Il prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone, ieri ha annullato l’atto di nascita del bimbo con due madri nelle parti non previste dalla legge italiana. A soli tre mesi Ruben è stato prima apolide, poi cittadino italiano con due mamme e ora “orfano” di un non-genitore.

C’è da scommettere che presto un giudice “benpensante” gli concederà di avere nuovamente una mamma e un non-genitore legalmente riconosciuti.

Il provvedimento firmato dal prefetto, Gerarda Maria Pantalone, cancella il doppio cognome del bambino e l’indicazione del nome della seconda madre che, nell’atto di trascrizione, era stata inserito nella sezione in cui normalmente si indica il nominativo del padre. La Prefettura fa sapere che “non c’è alcuna proroga concessa al sindaco perché la cancellazione è stata fatta dal prefetto”. Nella comunicazione inviata oggi all’Amministrazione, si affida a de Magistris il compito di “annotare gli estremi dell’atto nel registro di Stato civile del Comune”.

Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ha sempre difeso questa trascrizione, ha già pronto il ricorso al Tar. E qui torna la campagna politica pre elettorale. Chissà cosa succederebbe se a De Magistris venissero a mancare i voti di chi crede in una famiglia naturale come fondamento della società e gli restassero solo i voti LGBT. Prenderebbe al max il 5%, ricordiamo che secondo i sondaggi il 67% degli italiani non vuole l’adozione per le coppie omosessuali. 

Fonte Ipsos
Fonte Ipsos

La trascrizione all’anagrafe. Lo scorso 30 settembre, per la prima volta in Italia, il Comune di Napoli, ha trascritto un atto di nascita di un bimbo nato in Spagna e riconosciuto da due donne sposate, indicando il nome di Daniela Conte come madre del bambino e di Marta Loi, come secondo genitore (utilizzando la dicitura dei moduli “padre”(?)). Le due donne in Spagna –  dove vivono e dove è nato il piccolo Ruben lo scorso 3 agosto  – sono regolarmente sposate.

Ci chiediamo: visto che la scelta di sposarsi “legalmente” delle due donne è stata libera e che per farlo hanno liberamente scelto di trasferirsi in Spagna, perchè non rimanevano li e crescevano li il piccolo? Considerando anche il fatto che comunque loro qui in Italia non tornano dato che vivono e lavorano stabilmente in spagna. Qual è l’obiettivo di questo trambusto? Risposta: Stepchild adoption!

I precedenti. Ci sono solo due precedenti simili: un caso a Roma dove l’anagrafe ha ha riconosciuto un bimbo di quattro anni nato da una donna italiana e una argentina, a Buenos Aires lo scorso febbraio e un caso a Torino dove però è intervenuta la Corte di appello. Il caso di Ruben è unico perché entrambi i genitori, dello stesso sesso e sposati all’estero, sono italiani.

La diffida del prefetto. Il 28 ottobre (a due giorni dalla sentenza del Consiglio di stato che ha dichiarato nulle le trascrizioni dei matrimoni gay avvenuti all’estero), il prefetto di Napoli ha inviato al sindaco una diffida per modificare l’atto di nascita di Ruben perchè c’erano “due errori“. Il primo errore secondo il prefetto di Napoli “è aver dato al bambino due cognomi”. In Italia è previsto solo un cognome: quello del padre o della madre (a seconda dei casi). Il secondo errore segnalato dal prefetto e aver riconosciuto come “padre” la moglie in Spagna della mamma biologica – che confusione! “Nell’ordinamento italiano – spiega il prefetto- il padre è solo di sesso maschile”. E proprio questo punto si ricollega alla sentenza del Consiglio di Stato, firmata dal giudice Carlo Deodato.

La decisione dopo la sentenza del Consiglio di Stato. Secondo una sentenza del Tar del Lazio dello scorso marzo solo i tribunali civili e non i prefetti possono annullare le trascrizioni dei matrimoni gay e in questo caso il doppio cognome sull’atto di nascita di Ruben (le due questioni corrono parallele). Ma dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 26 ottobre, secondo la prefettura di Napoli, c’è un potere di vigilanza e la possibilità di intervenire d’ufficio. In ogni caso Ruben rimane un bambino italiano e non perderà i suoi diritti.

Il sindaco (in campagna elettorale) non modifica l’atto. Il sindaco ha avuto sette giorni di tempo e non ha seguito l’invito. I termini sono scaduti mercoledì 4 novembre.

L’annullamento. Il prefetto ha proceduto d’ufficio, inviando al Comune una “correzione formale” dell’estratto di nascita in cui il bambino viene sì riconosciuto come cittadino italiano, ma risulta unicamente figlio della mamma biologica. Materialmente il decreto del prefetto ora dovrà solo essere allegato al primo estratto di nascita e varrà come atto definitivo. Il cognome di Marta Loi scomparirà dai documenti del piccolo Ruben. Ruben per lo stato italiano ha dunque un solo cognome, quello della mamma biologica, Daniela Conte. Com’è giusto che sia!

Il ricorso al Tar. Il sindaco di Napoli (in campagna elettorale), Luigi de Magistris, ha già annunciato che procederà per le vie legali, presentando ricorso al Tar Campania. “C’è questa situazione perché il legislatore non ha il coraggio e la voglia di legiferare sui diritti – spiega Luigi de Magistris – In attesa della legge vediamo che cosa diranno i magistrati”. “Questo bambino è nato per amore e per un fatto un po’ di bigottismo, un po’ di pressapochismo e un po’ di legalitarismo incostituzionale non gli si riconosce un diritto – conclude il sindaco – Noi abbiamo la coscienza a posto perché abbiamo fatto un atto giusto”.

Le due mamme. Marta Loi e Daniela Conte sono a Barcellona ora, dove vivono e lavorano. Il Comune di Napoli ha confermato l’annullamento dell’atto. Ora si confronteranno con il legale che le segue, Raffaele Melis e capiranno cosa accadrà.

About The Author

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Close