Matrimonio omosessuale in Francia

Matrimonio omosessuale in Francia, niente lo può fermare. Il Consiglio di Stato, il massimo organo amministrativo di Francia, ha respinto tutti i ricorsi volti a bloccare il riconoscimento dei matrimoni omosessuali. Non c’è più nessun appello per quanti vogliono sostenere la famiglia naturale.

Il Consiglio di Stato ha unificato tutti i ricorsi contro l’entrata in effetto della possibilità di contrarre matrimonio tra persone dello stesso sesso, e ha emesso una sentenza definitiva che respinge tutti gli appelli presentati dal 2013. La Corte ha dichiarato che la legge garantisce la non discriminazione e l’uguaglianza di tutti i cittadini ed è supportata dai principi costituzionali francesi.

I ricorsi presentati chiedevano, da un lato, la non applicazione della legge in quanto contraria ai trattati internazionali che prevedono l’unione coniugale tra un uomo e una donna e, in secondo luogo, l`appello all’obiezione di coscienza di sindaci e consiglieri comunali di rifiutare la celebrazione di matrimoni tra persone dello stesso sesso.

L`Unione delle Famiglie Europee ritiene che la riforma della legge del matrimonio fosse “contraria agli accordi firmati dalla Francia”, come il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, adottata dalle Nazioni e ratificata dalla Francia. Su questa base, ha sollecitato al Consiglio di Stato l’annullamento del decreto della legge del 24 maggio 2013 e il decreto del Ministero della Giustizia lo stesso giorno per la revisione dei libri di famiglia.

Il più alto tribunale amministrativo, tuttavia, ha dichiarato che “i trattati internazionali che garantiscono il diritto di sposarsi e il consenso degli sposi al matrimonio non richiede che il matrimonio e l’adozione siano riservati alle coppie formate da persone del sesso opposto. Né lo prevedono la Convenzione sulla protezione dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale”.

Inoltre, numerosi dirigenti comunali del Collettivo di sindaci per i bambini ha chiesto di poter ricorrere all’obiezione di coscienza per la celebrazione di unioni omosessuali, che è punibile fino a cinque anni di carcere dalla legislazione francese. Il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del Consiglio costituzionale, ritenendo che “nessun testo o principio impone ai funzionari di approvare l’elezione di vita per coloro che celebrano il loro matrimonio. Dato l’interesse generale necessario per il buon funzionamento e la neutralità del servizio pubblico civile dello Stato, questo tribunale ritiene che il divieto dei funzionari di stato civile, di negare la celebrazione dei matrimoni nei casi previsti dalla legge, non ignora libertà di coscienza garantita dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.

Questo è quanto accade in Francia. Non è complicato prevedere cosa accadrà in Italia non appena saranno approvato i DDL Cirinnà e Scalfarotto. Non trascurando nemmeno la mania di emulazione di cui soffrono i nostri governanti che presi sempre più da tornaconti affaristici e personali, sicuramente non trascureranno di mantenere il nostro Paese sul solco tracciato da nazioni quali Francia, Belgio, Olanda e paesi del nord Europa, dimenticando da quale parte del mondo occidentale è partita la cultura odierna: il Mediterraneo

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