Maternità surrogata

Spesso la maternità surrogata non viene dipinta come è realmente. Prendiamo ad esempio le serie televisive americane, sempre più seguite e di un livello di produzione sempre più pregiato. La maternità surrogata viene perlopiù descritta come l’opportunità di una donna consapevole e senza particolari difficoltà di aiutare una coppia che purtroppo non può avere figli, omosessuale o che ha dovuto abbandonare ogni speranza a seguito di vari tentativi. Ma questo quadro rappresenta la regola o l’eccezione?

Come emerso in numerosi casi, anche recenti, spesso la maternità surrogata non è un atto eroico per il bene altrui, ma il gesto disperato di donne che non possono vendere più nulla, se non il proprio corpo. Lo scorso dicembre, il Parlamento Europeo ha confermato questo concetto attraverso l’approvazione del paragrafo 114 del Rapporto annuale sui diritti umani e la democrazia del mondo , il quale “condanna la pratica della maternità surrogata, che mina la dignità umana della donna, visto che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usate come merce; […] implica lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per profitti finanziari o di altro tipo, in particolare il caso delle donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo, debba esser vietato e trattato come questione di urgenza negli strumenti per i diritti umani”.

Uno degli esempi più eclatanti risale al 2014, quando una coppia australiana ha commissionato ad una giovane thailandese in precarie condizioni economiche un bambino attraverso la pratica di utero in affitto. Dopo la nascita di due gemelli, la coppia ha deciso di prendere solo la femmina sana, abbandonando il fratellino affetto da sindrome di Down, Gammy. La coppia aveva già chiesto alla madre surrogata di abortire il bambino; tuttavia, per motivi religiosi, la ragazza aveva deciso di portare a termine la gravidanza. Finale: la coppia ha preso la bambina, per una somma di 12 mila dollari, lasciando a Janbua, la madre naturale (21 anni), il bambino malato. Grazie ad una campagna online, Janbua ha ricevuto generose donazioni che ancora oggi le permettono di offrire a Gammy le cure necessarie. Questo caso dimostra la vera entità dell’utero in affitto: uno scambio in denaro per un prodotto finito e senza difetti. In caso di anomalie, la merce non viene ritirata.

Lo scorso dicembre, stavolta in Italia, nel quale una coppia di Mantova si è rifiutata di riconoscere un bambino nato attraverso utero in affitto, perché anche lui affetto da sindrome di Down.

La decisione del Parlamento Europeo rappresenta un importante barlume di speranza per il mondo pro-life, sebbene il Rapporto comprenda altri contenuti complessi che necessitano di analisi approfondite a livello nazionale. Si ripete più volte il concetto di “identità di genere”, si accentua l’importanza di approvare nei singoli stati unioni registrate o matrimoni per le persone omosessuali e il facile accesso all’aborto sicuro nell’ambito del progetto di pianificazione familiare .

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