omofobia no gender

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Sapevate che l’omofobia può essere un segnale di un possibile disturbo mentale? Sì, un disturbo mentale che scatena l’odio verso i gay. 

E’ quanto sembrerebbe emergere da uno studio dell’Università Tor Vergata di Roma e dell’Università degli Studi dell’Aquila, pubblicato sulla rivista ‘Journal of Sexual Medicine’ e condotto con test psicometrico su 560 studenti universitari da un gruppo di docenti di sessuologia dei due atenei. 

Lo studio in parole povere stabilisce che l’omofobia sarebbe il frutto di un disturbo della personalità che genera le condizioni per odiare gli omosessuali. I fattori scatenanti secondo il risultato dei test sarebbero in particolare, la paura, l’ostilità e la rabbia repressa. Per i ricercatori si tratta di un risultato straordinario soprattutto perché dimostrerebbe che ad essere malati non sono i gay ma le persone che provano avversione per loro. Sarebbe l’omofobia dunque la malattia vera e non l’omosessualità. 
 
Alla fine dunque la Chiesa, movimenti e formazioni politiche, farebbero leva sulle fobie delle persone malate, gli omofobi appunto, incentivando l’intolleranza verso il mondo gay attraverso spauracchi come l’introduzione della cultura gender nelle scuole. 
E sì, perché la ricerca a quanto pare non si sarebbe limitata ad affrontare la questione dal punto di vista esclusivamente medico-scientifico, ma alla fine entra in gioco anche la politica. 
Evviva, da oggi in poi il mondo gay avrà un’arma in più per contrastare quanti si oppongono alle nozze omosessuali e alla cultura gender. 
Basterà dire che sono malati e il problema è risolto?
Così, da una discriminazione e da una forma di razzismo, quella per anni denunciata dai gay nei loro confronti, si passa dalla discriminazione di chi è considerato “omofobo”. Attenzione però, perché questo termine è stato sempre utilizzato a sproposito nei confronti di chi, senza alcuna forma di violenza nei confronti delle persone omosessuali, si è semplicemente opposto al riconoscimento di quei diritti considerati “sacri” dal mondo gay. 
E’ omofobo ad esempio chi difende la famiglia naturale, chi non vuole l’introduzione dei programmi gender nelle scuole, chi si oppone alle adozioni per le coppie gay, chi combatte contro la pratica dell’utero in affitto, chi magari sostiene che dall’omosessualità si può uscire tornando etero. Sono tutti malati? Sono tutti disturbati mentali?
Ma se si riduce a malattia una posizione ideologica discutibile quanto legittima, perché dovrebbe essere condannato chi ritiene ad esempio una malattia l’omosessualità? Era forse malato Wojtyla che la definiva “uno stato disordinato della personalità umana”?
Insomma, alla fine il razzismo più pericoloso rischia di essere proprio questo, quello di chi non vuol discutere il principio naturale della differenza di genere. Una forma di razzismo che rischia di rivelarsi peggiore di qualsiasi fondamentalismo. Perché, quando le idee diverse vengono derubricate nella categoria dei “disturbi mentali” allora forse c’è da iniziare a temere l’affiorare di nuove e pericolose forme di nazi-buonismo.
Noi siamo, e restiamo, dell’opinione che Psichiatria e Psicologia non sono delle scienze esatte, non sono scienze”dure” come matematica o fisica, perchè si basano su studi effettuati “a campione”, pertanto non dimostrano nulla. Di volta in voltà, lo studioso di turno sceglie il suo campione, da qui diventa facile indirizzare lo studio e focalizzare i risultati sui punti che si vogliono mettere in risalto – Leggi questo articolo per averne un esempio -. Queste due scienze non potranno mai dimostrare nulla con certezza vista la variabilità del genere umano, non tenedo in conto che la stessa persona nel corso della sua vita può anche cambiare opinione sull’argomento su cui è stato intervistato.
Ci sono verità immutabili che non potranno mai  essere cambiate, le leggi divine sono le principali di queste verità, che i pro-gender se ne facciano una ragione!

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  1. […] di qualche giorno fa la notizia che secondo acuni studi essere omofobo è indice di malattia mentale. Proviamo a vedere da dove nasce questa tesi e dove può […]

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