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Sarà che il gender non esiste e se lo è inventato il sacrestano della basilica di San Pietro, ma al consiglio regionale della Lombardia è stata approvata una mozione della Lega Nord, che impegna la Giunta ad intervenire “sulle autorità scolastiche a livello regionale e provinciale perché vengano ritirati dalle scuole libri e materiali che promuovono la cosiddetta teoria del gender”, autentico “pericolo per i bambini”, che già circolano impunemente. Si chiede inoltre di rispettare il “ruolo predominante dei genitori nell’educazione alla affettività dei figli e un loro coinvolgimento nelle strategie educative delle scuole lombarde”, come previsto del resto dalla nostra costituzione e dalla carta dei diritti dell’ONU.

La lotta alla discriminazione è un pretesto: “non si combatte la discriminazione insegnando ai bambini che non hanno una differenza sessuale o insegnando che il genere non c’entra nulla con la sessualità biologica e che possono scegliere liberamente tra dieci o più opportunità illustrate in un opuscolo patinato che si ritrovano sul banco”, dice Riccardo De Corato, di Fratelli d’Italia. Secondo Luca Del Gobbo, capogruppo di Nuovo Centrodestra, la mozione rivela che “l’allarme proviene anche dal mondo scientifico e non va sottovalutato. A queste teorie si affianca l’accanimento nei confronti della positività della famiglia naturale, un soggetto educativo insostituibile, anche e soprattutto in ambito scolastico”.

Mentre invece per Lucia Castellano, capogruppo regionale di Patto Civico, la mozione è “ignorante e oscurantista”, buona per “colpire di fatto le unioni civili” e “i diritti delle persone omosessuali”.

Questo importante passaggio segue analoghe indicazioni dei consigli regionali di Veneto e Basilicata.

Diego Torre

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