Sigillo Ezechia
GERUSALEMME – Una conferenza stampa indetta dall’Istituto di archeologia dell’Università ebraica di Gerusalemme ha annunciato il ritrovamento di un sigillo appartenente al re di Giuda Ezechia (715-686 a.C.) le cui imprese e vicissitudini sono riportate nella Bibbia. 

«Ezechia aveva venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abi, figlia di Zaccaria. Egli fece ciò che è giusto agli occhi del Signore, proprio come aveva fatto Davide…». (2 Re 18,3).

Conducendo degli scavi all’Ofel, il quartiere governativo eretto all’epoca di re Salomone nella zona che unisce la Città di Davide con il Monte del Tempio, una squadra di archeologi dell’Università diretti dalla dottoressa Eilat Mazar aveva rinvenuto in una zona adibita ai tempi di re Ezechia a discarica una trentina di sigilli similari che, sottoposti a studi e decifrazione, si sono rivelati riportare il sigillo reale. Il manufatto è di forma ovale e non più grande di un’unghia (9,7 mm x 8,6 mm), impresso su una bulla (pezzo di argilla “timbrato”) di 13 mm x 12 mm e 3 mm di spessore. Evidente è la scanalatura dell’anello su cui era fissato. In quello spazio ridotto gli artigiani dell’epoca erano riusciti a inserire dei simboli e anche l’iscrizione in lettere ebraiche antiche: “appartenente a Ezechia re di Giuda”. La direttrice dei lavori ha spiegato che la bulla originariamente sigillava un documento scritto su un papiro arrotolato e legato con corde sottili.

«Sebbene impronte di sigilli con il nome del re Ezechia siano già presenti sul mercato antiquario dalla metà degli anni Novanta, alcune con uno scarabeo alato, altre con un sole alato – ha spiegato ancora la dottoressa Mazar – questa è la prima volta che l’impronta del sigillo di un re d’Israele o di Giuda viene alla luce da uno scavo archeologico condotto in modo scientifico».

La dottoressa Mazar, nota tra l’altro per aver scoperto dieci anni fa quello che deve essere stato il palazzo del re Davide, ha dichiarato al Jerusalem Post: «Io lavoro con la Bibbia in una mano e gli strumenti da scavo nell’altra. Una delle cose che ho imparato da mio nonno (Benjamin Mazar, eminente storico e archeologo, ndr) è stata quella di mettermi in sintonia con il testo biblico analizzandolo a fondo, perché contiene descrizioni di una genuina realtà storica».

 

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