Israele surrogata

Non è il primo caso di errore madornale o richiesta folle in merito all’utero in affitto. Noi scandagliamo il web, anche con l’aiuto dei nostri lettori, in cerca di queste notizie, non le commentiamo e le riportiamo tali e quali. Questa notizia, apparsa su “Corriere della sera” non ha commenti nè in positivo nè in negativo. La stampa schierata non può andare contro i diktat del “pensiero unico”.

Qualche giorno fa fu il caso di uncommittente che chiedeva alla madre gestante l’aborto selettivo di uno o più feti che porta in grembo, ricevendo un secco rifiuto. Ora è un errore madornale in Nepal. Tutte aberrazioni di una pratica che tratta donne  come bestie da riproduzione e i feti e bambini come oggetti di desiderio.

Di seguito riportiamo per intero l’articolo del Corriere della sera.

Il business della maternità per conto terzi  in Nepal era venuto fuori l’anno scorso all’indomani del tremendo terremoto di fine aprile quando il governo israeliano aveva dovuto realizzare un ponte aereo per evacuare i bebè nati su commissione di gay israeliani (nella foto il ministro dell’Interno Gilad Erdan in aereo con i papà). Ma quello che è successo qualche giorno fa nel Paese ebraico ha dell’incredibile:  una coppia di uomini ha scoperto che la “loro” bambina non era biologicamente figlia di nessuno dei due e quindi non poteva essere registrarta all’anagrafe.  L’errore è stato rivelato dai test genetici che chi usa una madre surrogata è obbligato a fare in Israele per dimostrare il legame con il bambino.

La coppia, quindi, non ha potuto far atro che riconsegnare la piccola. La Tammuz International Surrogacy, l’agenzia cui i due uomini si erano rivolti, ha presentato le sue scuse e si è giustificata così:

“Capiamo lo sconforto dei genitori per la situazione in cui si sono venuti a trovare. La compagnia li segue da vicino e gli ha fornito assistenza psicologica. L’inchiesta che abbiamo condotto ha rivelato un raro errore umano in un laboratorio del Nepal ma vogliamo assicurare che Tammuz lavora con personale specializzato nel campo della surrogacy e che ha aiutato centinaia di famiglie a coronare il sogno della genitorialità. Faremo in modo che in futuro episodi del genere non accadano più”.

Il caso, però, la dice lunga sui rischi della maternità surrogata soprattutto nei Paesi low cost, come il Nepal, dove con poche migliaia di euro puoi portarti a casa un bambino. Lo scorso agosto la Corte suprema nepalese aveva decretato il “blocco dei servizi di procreazione” a favore di coppie straniere, in risposta a una petizione che denunciava lo sfruttamento delle donne povere, bloccando così il trasferimento dei bambini già nati. Soltanto a fine ottobre 54 coppie straniere avevano potuto ottenere i permessi speciali per partire con i figli.

E’ dal 2013 che il Nepal è diventato una meta per gli israeliani desiderosi di avere un bambino con l’utero in affitto. Si tratta soprattutto di coppie omosessuali perché nello Stato ebraico la gestazione per altri è permessa solo agli eterosessuali infertili. Nel 2014 il governo di Kathmandu aveva regolato la pratica impedendo alle donne nepalesi di fare da surrogate. Le madri per altri, dunque, sono cittadine indiane o tailandesi che arrivano in Nepal solo per fare un figlio.
Dopo la pronuncia della Corte suprema nepalese anche l’India e la Thailandia hanno vietato la Gpa (gestazione per altri) agli stranieri.

 

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