profughi

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L’Europa apre le porte ai rifugiati. Dopo mesi di veti, arroccamenti su posizioni nazionalistiche, lasciando soli i paesi dell’Unione che affacciano nel mediterraneo e quelli i cui territori confinano con Turchia e paesi balcanici – tra questi l’Italia – ad affrontare la marea umana che fugge da guerre, fame e povertà, finalmente i paesi nord europei si sono dovuti arrendere e constatare che non potevano più chiudere i propri confini.

Con non pochi distinguo e reticenze la macchina burocratica europea s’è messa in moto partorendo delle quote di ripartizione per l’accoglienza dei rifugiati. Certamente le opinioni pubbliche interne hanno giocato un ruolo non secondario per questo nuovo corso. Non sono pochi i casi di solidarietà dal basso a cui si è assistito in questi ultimi giorni, specie in Germania. Ma un dubbio, ad essere mal pensanti nasce: ci sono ragioni più profonde per questa apertura oltre alla accoglienza umanitaria?

Se si guarda al contegno del governo tedesco la prospettiva cambia decisamente. La Germania della Merkel, la stessa che si sta comprando la Grecia e riducendo alla fame il popolo greco; la stessa che fa vivere milioni di cittadini tedeschi con contratti “mini-job” a 400 euro al mese, senza diritti e senza dignità; la stessa che, pochi mesi fa, faceva piangere – ricordate la patetica scena della signora Merkel? – la ragazzina palestinese, spiegandole che non poteva essere accolta; ecco, quella Germania ora vuole dare pure lezioni all’Europa, accogliendo con striscioni di benvenuto e applausi i profughi e i migranti.

Buonismo? Ospitalità? Niente affatto! Coerente con se stessa, la Germania giubila all’arrivo del nuovo “esercito industriale di riserva” di lavoratori a basso costo, disposti a fare ogni lavoro al ribasso e, così facendo, ad abbassare il costo della manodopera. Giubila all’idea dell’uso ideologico che può fare di questo gesto, preparando le condizioni ideali, nell’opinione pubblica, per un prossimo “intervento umanitario” con “bombardamento etico” nella Siria di Assad.

Alimentando traffici di esseri umani ridotti a merci e biechi interessi padronali, l’esercito industriale di riserva dei migranti rappresenta un immenso bacino di manodopera a buon mercato, peraltro estranea alla tradizione della lotta di classe: permette di esercitare una radicale pressione al ribasso sui salari dei lavoratori, spezza l’unità nel movimento operaio e, ancora, consente ai padroni di sottrarsi ai crescenti obblighi di diritto al lavoro. L’immigrazione oggi può essere usata dal capitale come strumento nella lotta di classe: al capitale non interessa integrare i migranti; interessa, semmai, usare i migranti come nuovi schiavi e poi anche come arma per disintegrare i non-migranti, rimuovendo loro i pochi diritti superstiti.

Occorre ripeterlo. Non è qui in discussione la buona fede e l’ospitalità della gente tedesca, che ha dato prova di grande umanità e ha, per così dire, riscattato l’immagine della Germania degli ultimi tempi. In questione è, invece, la politica generale della Germania della Merkel, le sue logiche sotterranee. A noi questo dubbio è venuto

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