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Il portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli, Massimo Gandolfini spiega gli obiettivi della manifestazione di sabato prossimo a piazza San Giovanni

Di Luca Marcolivio

Roma, 17 Giugno 2015 (ZENIT.org)

Una manifestazione apartitica e aconfessionale, non indirizzata contro il governo, né contro le persone omosessuali ma esclusivamente a difesa della ricchezza e della bellezza della famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra uomo e donna, ed in particolare dei bambini.

63 anni, bresciano, neurochirurgo ed esperto di tematiche legate alla teoria del gender, Massimo Gandolfini, è il portavoce del ComitatoDifendiamo i nostri figli, che promuove il grande evento, in programma per sabato 20 giugno, alle ore 15.30, in piazza San Giovanni.

A tre giorni dalla manifestazione, Gandolfini ne ha spiegato a ZENIT i contenuti e gli obiettivi, puntualizzando che non c’è alcun contrasto con la Conferenza Episcopale Italiana, della quale è stato raccolto l’invito a portare avanti una battaglia culturale. La manifestazione di sabato prossimo sarà uno strumento in più in questa battaglia, volto a coinvolgere la popolazione e a mandare un messaggio alla classe politica perché non voti leggi contro la famiglia.

Dott. Gandolfini, come procedono i preparativi per la manifestazione di piazza San Giovanni? Ritiene riuscirete a coinvolgere molta gente?

L’organizzazione sta procedendo molto bene, abbiamo coinvolto numerose associazioni, gruppi e movimenti. Abbiamo contattato sia il mondo laico che il mondo cattolico, trovando larghissima condivisione e un grande desiderio di partecipazione che prevediamo sarà notevole.

Il confronto con il Family Day del 2007, che ebbe un grande successo, rischia a sua avviso di essere penalizzante?

Dal punto di vista mediatico, il confronto sarà inevitabile anche se, come portavoce ufficiale, tengo a sottolineare con assoluta chiarezza che un vero confronto con il Family Day del 2007 non è possibile. Lo scenario storico, politico, economico e sociale è completamente cambiato. Sono passati appena otto anni ma è come se fosse passato un secolo.

Questa manifestazione, quindi, è decisamente diversa per come è stata strutturata. Il Family Day fu più “verticistico”, l’idea di fare una grande manifestazione popolare di piazza partì dall’alto, andando poi a coinvolgere la società civile, le associazioni, i partiti, i movimenti. Fu l’esatto contrario di quello che sta accadendo con la manifestazione di sabato prossimo che parte dal basso, per iniziativa di una decina di persone – tra cui il sottoscritto – che hanno tenuto centinaia di convegni, conferenze e incontri su tutto il territorio italiano per informare la popolazione di quello che stava accadendo.

Tra la gente comune abbiamo raccolto tre sentimenti ricorrenti. Il primo sentimento è stato di sbigottimento e smarrimento, poi sono venute l’apprensione e la paura per quello che sta accadendo, infine il domandarsi cosa si poteva fare. Abbiamo dunque pensato di organizzare una grande manifestazione pubblica che fosse un modo visibile per dar voce a chi non ha voce, alle persone comuni che abitano le nostre città, che camminano per le nostre strade, che frequentano le nostre parrocchie, che lavorano nelle nostre fabbriche e nei nostri uffici. Ci siamo rivolti a tutte le associazioni cattoliche e laiche, proponendo un evento basato su due pilastri fondamentali: lo stop alla colonizzazione ideologica e alla diffusione della teoria del gender nelle scuole; lo stop alla parificazione delle unioni civili omosessuali alla famiglia, così come viene definita dall’art. 29 della Costituzione.

Sarà chiara, quindi, oltre alla vostra opposizione all’indottrinamento del gender nei confronti dei bambini, anche la vostra contrarietà al ddl Cirinnà sulle unioni civili?

Assolutamente sì. Il ddl Cirinnà, con la sua parificazione delle unioni civili omosessuali alla famiglia è strettamente legato all’insegnamento della teoria del gender nelle scuole. Nel momento in cui dovesse passare il ddl, come si potrà non insegnare nelle scuole – dal momento che la legge lo prevede – che esistono sia un modello di famiglia eterosessuale basato sul padre maschio e la madre femmina che un altro modello di famiglia basato su due papà o due mamme? Sono due principi strettamente uniti ed uno chiama l’altro. Noi partiamo da quello che ha maggiormente sconcertato l’opinione pubblica italiana – la teoria del gender – anche perché è un argomento sensibilissimo che va a toccare i nostri figli, quindi il nostro futuro. Strettamente legato a questo è il tema della tutela della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, quindi una tutela di questa istituzione giuridica rispetto ad altri modelli di convivenza di tipo non matrimoniale.

Pur perseguendo i vostri stessi obiettivi, la Conferenza Episcopale Italiana, per voce del suo segretario generale, monsignor Nunzio Galantino, ha espresso un punto di vista alternativo, non appoggiando la manifestazione…

Un input positivo è arrivato innanzitutto da papa Francesco che qualche settimana fa ha invitato i laici ad essere protagonisti della vita ecclesiale e, a maggior ragione, politica, usando l’azzeccata frase “non avete bisogno del monsignore pilota”. Ci ha quindi esortato a prendere l’iniziativa e ad essere noi stessi di stimolo alla società e alla Chiesa. Da monsignor Galantino abbiamo ricevuto un appello a non limitarci a una manifestazione di piazza ma a svolgere soprattutto un grande lavoro di tipo culturale, informativo e formativo. Un appello che abbiamo accolto di buon grado e comunque questa azione culturale-informativa destinata alle famiglie e alle scuole italiane è in atto già da un paio d’anni. Ciò non significa che, a nostro parere, non ci sia bisogno anche di una grande manifestazione pubblica. Ci siamo dunque mobilitati e abbiamo dovuto farlo in tempi molto stretti, perché il ddl Cirinnà è attualmente in discussione al Senato.

La vostra manifestazione avrà connotati politici e antigovernativi?

È una manifestazione apolitica ed apartitica. Non apparteniamo a nessun partito e non scenderemo in piazza contro il governo. È una manifestazione Politica con la P maiuscola, indirizzata a tutti i partiti e a tutti i parlamentari. In particolare agli onorevoli e ai senatori che la pensano come noi dimostreremo che il sentimento della gran parte della nazione è esattamente identico al loro, quindi li sfideremo ad avere il coraggio di rappresentarci. È un messaggio mandato a tutta la politica ma non è un messaggio contro il governo. È un messaggio in positivo a quanti hanno la responsabilità di votare le leggi: li inviteremo ad ascoltare la voce delle persone comuni che incontri nelle piazze, negli uffici, nelle fabbriche, nelle scuole, e non le lobby facenti capo a una nicchia spaventosamente ideologica. Chiederemo che si difenda la famiglia, l’innocenza dei bambini e il diritto dei genitori a educare i propri figli: nessuna agenzia educativa, nemmeno la scuola, può sostituirsi nell’educazione dei bambini, soprattutto su temi di grandissima sensibilità come quelli della fertilità e della sessualità.

Allora dobbiamo avere il coraggio di alzare la voce e gridare al mondo la bellezza della famiglia. Tutte le statistiche lo confermano: anche nei paesi che hanno legalizzato i matrimoni gay, l’unica famiglia che davvero tiene è la famiglia eterosessuale, fondata sul matrimonio, aperta alla vita e che cura i figli. Dobbiamo avere il coraggio di dire che in Italia, nonostante tutti i danni che la crisi ha già fatto, l’economia ha tenuto, proprio perché la famiglia è ancora una struttura solida, il vero welfare della nostra nazione. Per quale motivo dovremmo dunque introdurre degli istituti giuridici che la snaturano, la depotenziano e la sviliscono?

La Redazione

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