Family Day

Dopo la grande piazza del Family Day di sabato sono, come di consueto, partite la “guerra dei numeri”. Quante erano le persone ieri a Roma? Le cifre si alternano, con una forbice numerica di 1,7 milioni di persone che fa quasi ridere…

Ebbene, con questo articolo non vogliamo entrare nel merito di questa questione, quanto mai sterile. E questo per due motivi.

In primis, perché il fatto che parlare di numeri è solamente un modo per sviare l’attenzione su quanto è stato detto in maniera molto chiara in piazza. No alle unioni civili, che sviliscono il concetto di matrimonio e minano le basi stesse della famiglia; no alla stepchild adoption, perché i bambini hanno diritto ad avere una mamma; e no all’utero in affitto, che rende le donne schiave e i bambini oggetto di scambio.

Un “desiderio”, per quanto legittimo possa essere, non è sempre giusto che si traduca in un “diritto”, e in questo lo Stato ha il compito di salvaguardare il bene comune.

Un secondo motivo per cui non ha senso spendere energie e tempo fomentando la “guerra dei numeri” è la constatazione che le persone presenti in piazza erano di certo una cifra assai inferiore rispetto alle reali persone che sono assolutamente contrarie al ddl Cirinnà e a tutto quanto ad esso connesso.

Pensiamoci: gli aderenti a un partito o a un sindacato non hanno, quantomeno in linea teorica, particolari impedimenti nel partecipare a una manifestazione: segreterie locali che organizzano il viaggio, tariffe agevolate per i mezzi di trasporto, finanziamenti per sostenere le spese organizzative. Tutti dati di realtà cui si aggiunge la pubblicità gratuita fatta dai mass media e le (sicure) lodevoli recensioni in seguito all’evento…

Per il popolo delle famiglie accorso al Family Day, invece, il discorso è esattamente l’opposto: nessuno che finanzia, nessuno che organizza in maniera capillare, nessun mezzo d’informazione che si fa promotore dell’evento… Fatti cui si aggiungono molte altre questioni, legate alla “banalità del quotidiano”: è il caso di portare i bambini, che magari sono molto piccoli o hanno scuola il sabato mattina, fino a Roma? La moglie incinta può scendere in piazza, magari facendo un viaggio di centinaia di chilometri? Se si è in cinque o in sei in famiglia, ci si può permettere la trasferta tutti assieme o si devono scegliere dei rappresentanti che vadano a Roma a nome di tutti? I nonni – che di certo non hanno alcun dubbio nel sostenere che i bambini nascono da un uomo e una donna – saranno in grado di reggere ore e ore di viaggio su un pullman o sul treno?

Queste sono solamente alcune domande esemplificative, ma la conclusione che se ne può trarre è chiara: ieri, al Circo Massimo, c’era solo una piccola rappresentanza del popolo del Family Day. Tante altre persone, grandi e piccine, erano invece presenti in un’altra maniera, non fisica: M + F = “infinito”! Non c’è ideologia che tenga di fronte a questa affermazione, che interessa la storia di tutti noi.

Ecco quindi che la “guerra dei numeri” si frantuma di fronte a questo semplice ragionamento. Quanta gente si è radunata a Roma per dire “No” al ddl Cirinnà? Tanta, tantissima. Ora però smettiamola di sviare il discorso e stiamo sul pezzo: qual è il messaggio che è stato affermato forte e chiaro? Che l’Italia le unioni civili non le vuole! 

La Maggioranza qualificata degli italiani ha detto no al DDL Cirinnà (se dovessimo guardare a fondo i numeri tutte le persone che erano al Circo Massimo rappresentano almeno i 2/3 della popolazione italiana), ma questo non basta: questa maggioranza deve trasformarsi da qualificata a qualificante.

Questa maggioranza deve riappropriarsi del suo spazio vitale in politica riportando i temi della discussione dall’edonismo e dall’individualismo, dalla dissoluzione del nucleo fondante della nostra società, la famiglia, ad una politica sociale inclusiva ed accogliente, fatta di welfare, lavoro e solidarietà per far ripartire il Paese su basi di giustizia sociale che sia veramente tale, seguendo il modello cristiano di condivisione e compartecipazione al bene comune. Questa maggioranza deve ritornare a guidare il paese!

E se sostenere che c’è una sola famiglia e che un bambino nasce da un uomo e una donna significa essere “retrogradi” e “medievali”, la maggior parte dei cittadini italiani è contenta di essere tale. In buona compagnia di Dante, di Giovanna d’Arco, di Santa Caterina da Siena, di San Tommaso d’Aquino… e di tanti, tanti altri illustri personaggi che hanno dato luce al mondo intero.

Diciamo dunque tutti in coro un netto “No” alle unioni civili: per il bene comune e per il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà!

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