Family Day

Il Family Day al circo Massimo è stata una mossa rischiosa per il Comitato Difendiamo i nostri figli. Rischiosa perchè in pochissime occasioni si è scelta, in passato, una piazza così imponente. Dall’inizio della crisi economica nel 2009 il totale scollamento del tessuto sociale dai tradizionali organi di rappresentanza ha portato partiti, movimenti e sindacati a rinchiudersi, nella migliore delle ipotesi, in cinema e auditorium di piccole dimensioni.

Massimo Gandolfini e tutta la squadra del Comitato difendiamo i nostri figli hanno avuto il merito di innescare la scintilla in un popolo che aspettava solo il richiamo del corno per la difesa di istanze iscritte nel Dna di ogni persona. Il resto però lo hanno fatto tutto loro; quelle mamme e quei papà che in piena notte hanno preparato figli e bagagli per raggiungere la capitale. Il Paese reale che difficilmente fa notizia; quelli che non hanno il biglietto e il pranzo a sacco fornito da sindacato.

Un popolo appunto, che non alza il dito medio per farsi sentire, non provoca, non insulta e che qualcuno pensava di aver ridotto all’irrilevanza. Una moltitudine che senza fare la guerra a nessuno ha fatto arrivare la sua voce fino ai palazzi del governo per dire che due più due fa quattro: ovvero che i bambini non si comprano; che non si può programmarli in partenza senza un padre o una madre e che l’utero in affitto è una barbarie che viola i diritti dei soggetti più deboli, la donna e il nascituro.

“Renzi ci ricorderemo” capeggiava su uno striscione davanti al palco, lo stesso monito è stato ribadito con forza anche nel lungo intervento di Gandolfini. Ma il messaggio politico lanciato dal neuro-chirurgo  bresciano mette in allarme tutta la compagine cattolico-moderata di governo riunita in gran parte tra le fila dell’Ncd: “Aprite gli occhi, guardate i parlamentari di ogni  partito e capite bene e controllate bene chi è che vi sta aiutando e quindi interpreta il vostro sentire – ha detto Gandolfini -, e chi invece questa manifestazione di volontà di difesa della famiglia e soprattutto di difesa del diritto dei bambini ad avere un padre e una madre se la mette sotto i tacchi. dopodiché ognuno, in autonomia, deciderà”.

Il riferimento alle prossime sfide elettorali è esplicito; il presidente del Comitato difendiamo i nostri figli ha infatti sottolineato la necessità che ci sia più attenzione a discernere, anche a livello locale, tra coloro che difendono la famiglia naturale e quelli che invece introducono provvedimenti per legittimare e sostenere ogni sorta di unione tra due e più persone.

Insomma Renzi, il parlamento e, più in generale, tutta la classe politica italiana non possono  ignorare il Family day, per il semplice fatto che la cellula fondamentale della società italiana è basata su un unione stabile tra due persone di sesso diverso e aperte alla vita. Senza questa realtà antropologica nessuna nazione può sperare in un futuro. Perché l’inverno delle nascite e la disintegrazione dei nuclei familiari sono motivo di povertà e decadenza e non il contrario.

Ora, per quanto sia vero che le leggi si fanno in parlamento e non in piazza, la sfida che si apre è tutta da giocare. All’indomani di Circo Massimo gli stessi parlamentari cattolici del Pd sono tornati a dire un “no” secco alle adozioni. Beppe Fioroni, che ha partecipato al Family Day, insieme ad una delegazione di catto-dem, ha ricevuto minacce sul web. E il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, sembra fiutare l’aria e chiede che venga respinta la richiesta del voto segreto sui singoli articolo del ddl Cirinnà. Tuttavia lo stesso Luigi Zanda, capogruppo del Pd al Senato, apre a possibili modifiche purché “non stravolgano il testo”.

La partita parlamentare si aprirà comunque martedì il 2 febbraio, intanto il grido della piazza ha raggiunto anche i vertici del clero cattolico italiano e ha dato coraggio a coloro che hanno sempre sostenuto le ragioni della famiglia. Adesso, infatti, molti presuli stanno venendo allo scoperto, sono meno tiepidi e vogliono che Gandolfini non si fermi qui.

Il cardinale Camillo Ruini, ex presidente della Cei, intervistato dal Corriere della Sera, afferma che “è possibile, o almeno sarebbe possibile, un vero accordo, se oltre a stralciare le adozioni” dal ddl sulle unioni civili “si togliessero i tanti riferimenti al diritto matrimoniale”. Mons. Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso, presente a Circo Massimo, ha perfino chiesto l’intervento di Mattarella qualora in testo non subisca modifiche. Insomma, il popolo che si muove senza vescovi pilota ha tracciato una rotta che sarà difficile invertire.

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