Eutanasia
 
Quelle sul fine vita e sul testamento biologico, sono proposte di legge provenienti dalla sisnistra estrema e dai radicali italiani, coadiuvate dall’associazione Coscioni. E’ evidente come nel caso delle unioni civili anche adesso la sinistra italiana mostri un disprezzo totale della vita e dei diritti umani perchè, anche se ammantati da un velo di pietismo e buonismo, la vita è un bene indisponibile, cioè nessuno ne può disporre come vuole riguardo alla sua fine e nessuno può indurre o aiutare un’altra persona a privarsene. Così come nel caso dell’utero in affitto nessuno puiò arrogarsi il diritto di disporre corpo di un altro essere umano per esaudire un proprio desisderio etantomeno, per un mero capriccio, può arrogarsi il doritto di far nascere un bambino orfano di due madri.
 
Se è vero che le Commissioni congiunte di Giustizia e Affari Sociali alla Camera hanno incardinato la discussione, in realtà l’iniziativa sembra più formale che altro, non sorretta dalla reale intenzione di arrivare al capolinea. Un tema sensibile di questa portata rischierebbe di procurare nuovi scossoni come é apparso chiaro con la stepchild adoption (adozione del figlio del partner in coppie omosessuali). Dunque é altamente probabile che il dibattito sul principio dell’autodeterminazione dei malati terminali resterà nel limbo tanto più che all’inizio di febbraio é partito, sempre alla Camera, ma nella sola Commissione Affari Sociali, il lavoro sul testamento biologico, cioè il diritto a esprimere in anticipo le proprie volontà sui trattamenti del «fine vita». Cosa ben diversa da quella che viene chiamata eutanasia,che è l’atto medico finalizzato a anticipare la morte di un paziente che l’ ha richiesta in piena autonomia, coscientemente.
 
Agli Affari Sociali il compito di proporre un testo unico sui trattamenti anticipati di volontà é stato affidato a Donata Lenzi, Pd che dovrà cercare una mediazione tra i 10 testi già presentati e gli altri in arrivo. La prossima settimana cominciano le audizioni dal Comitato nazionale di bioetica: «Non si può negare che all’interno del gruppo non ci sia una posizione prevalente sull’eutanasia. Quindi meglio andare per gradi cominciando dal tema del consenso informato del paziente e delle direttive anticipate». Per Eugenia Roccella, l’iniziativa di dividere le due questioni é una scusa tecnica: «E’ invece possibile che su testamento biologico andremo fino in fondo, ma sarà un provvedimento blando». Nel nostro ordinamento la vita é considerata un bene indisponibile ed é una condotta punibile per il reato di omicidio volontario, omicidio del consenziente o istigazione al suicidio . Le 4 proposte prevedono diversi livelli di depenalizzazione. In quella di iniziativa popolare viene attribuita «ad ogni cittadino la facoltà di rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti e ogni tipo di trattamenti vitali o terapia nutrizionale. Il personale medico deve rispettare le sue volontà». Se non lo fa «è tenuto al risarcimento del danno morale e materiale». Titti Di Salvo (Pd) e Marisa Nicchi (Sel)propongono invece una procedura più prudente. Ogni atto medico finalizzato a praticare il «fine vita» va registrato. La documentazione del caso viene trasmessa alla Commissione nazionale di controllo e valutazione istituita presso il ministero della Salute che verifica se l’intervento é stato praticato secondo le condizioni di legge. Però si chiarisce che la dichiarazione scritta dove il paziente chiede di finire la vita non ha valore vincolante per il medico. Infine il testo di Eleonora Bechis , gruppo misto, un unico articolo che esclude la discrezionalità del personale medico e non ammette l’obiezione di coscienza.

 

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