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Ci siamo! Finalmente ci dicono chiaramente ciò che non possono più nascondere, ciò che la gente comune vive sulla sua pelle da più di un decennio ormai, soprattutto al Sud. L’Italia è a due marce: una perennemente in prima (il nord), l’altra ormai perennemente in retromarcia – indovinate quale. Già adesso, a leggere le prime reazioni, si parla di investire 70 o 80 miliardi al sud per le infrastrutture – ci si augura che questa volta vengano effettvamente spesi -, ma tutta l’Italia, non soltanto il sud, necessita di investimenti mirati e non palliativi che a stento tappano momentaneamente i buchi che via via si manifestano. Il sud risulta avere un pil dimezzato rispetto a quello della Grecia, ma se il sud affonda si porta dietro anche l’Italia intera perchè nessuna regione può andare in default (fallimento) in quanto, essendo parte di una nazione è questa che deve ripianarne i conti. Bisogna uscire tutti insieme da questa situazione, nord e sud insime. E’ in questo che la politica, quella buona, adesso deve concentrarsi, altrimenti non abbiamo un futuro sereno

Di seguito vi diamo il drammatico rendiconto del rapporto dello Svimez (Associazione per lo SVIluppo dell’industria nel MEZzogiorno), ogni altro commento, leggendolo, è superfluo.

Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente”. Lo si legge nel Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2015.

Dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13% la metà della Grecia che ha segnato +24%: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Convergenza dell’Europa a 28 (+53,6%)”. Lo Svimez sottolinea anche che, nel periodo, l’Italia nel suo complesso è stato il Paese con meno crescita dell’area euro a 18 con il +20,6% a fronte di una media del 37,3%.
Dal 2008 al 2014 il settore manifatturiero al Sud ha infatti perso il 34,8% del proprio prodotto , contro un calo nazionale del 16,7% e ha più che dimezzato gli investimenti (-59,3%), tanto che nel 2014 la quota del valore aggiunto manifatturiero sul Pil è stata pari al Sud solo all’8%, ben lontano dal 17,9% del Centro-Nord.

Il Sud sconta inoltre un forte calo sia dei consumi interni che degli investimenti industriali. I consumi delle famiglie meridionali sono infatti ancora in discesa, arrivando a ridursi nel 2014 dello 0,4%, a fronte di un aumento del +0,6% nelle regioni del Centro-Nord. Se si guarda dall’inizio della crisi al Sud i consumi sono scesi del 13,2%, oltre il doppio che nel resto del paese.

Anche peggiore la situazione degli investimenti che nel 2014 scendono di un ulteriore 4%, portando il dato dal 2008 a un calo del 38%, con picchi del 59% per l’industria, del 47% per le costruzioni e del 38% nell’agricoltura. Non è immune dal crollo nemmeno la spesa pubblica. A livello nazionale dal 2001 al 2013 la spesa pubblica in conto capitale è infatti diminuita di oltre 17,3 miliardi di euro da 63,7 miliardi a 46,3 ma al Sud il calo è stato di 9,9 da 25,7 a 15,8. Scendono soprattutto al Sud i trasferimenti in conto capitale a favore delle imprese pubbliche e private: tra il 2001 e il 2013 si è registrato un calo del 52%, pari a oltre 6,2 miliardi di euro.

“Nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l’Unità d’Italia: il Sud sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili”. Sono le previsioni contenute nel Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2015.

“Il numero degli occupati nel Mezzogiorno, ancora in calo nel 2014, arriva a 5,8 milioni, il livello più basso almeno dal 1977, anno di inizio delle serie storiche Istat”. Lo Svimez sottolinea che il prezzo più alto è pagato da donne e giovani.

Infine dal rapporto Svimez emerge il rischio povertà coinvolge una persona su tre al Sud e solo una su dieci al Nord. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%) ma in generale al Sud è aumentata rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord.

Che altro aggiungere? Lo Svimez certifica quello che chi vive al sud conosce benissimo perché lo vive sulle sue spalle da almeno un decennio

P. Caprarotta

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