maxiemendamento

Oltre ai motivi di ragione per dire no e opporsi al disegno di legge sulle unioni civili, vi sono specifici motivi di fede che chiamano in causa e interpellano ogni singolo cristiano, sia esso un laico o prete o pastore.

I cristiani che hanno perduto la battaglia del divorzio, quella dell’aborto e pareggiato quella sulla procreazione medicalmente assistita non possono permettersi, per motivi di coscienza, di perdere anche le prossime, cioè quella imminente sulle unioni civili, la prossima sull’utero in affitto, la successiva sulla liberalizzazione delle droghe e la ventura sull’eutanasia.

Tra la silente ambiguità di parte della gerarchia ecclesiastica e l’immobilismo quasi totale di diocesi e parrocchie, nonché di molte realtà evangeliche e protestanti a cui si contrappone l’animazione e il fermento del movimentismo laico, sembra che i cristiani siano quasi del tutto assenti dal dibattito culturale, politico e giuridico sulle unioni civili.

Occorre, invece, non solo che prendano posizione, ma che sappiano anche perché e come devono assumere una posizione sulla scena pubblica in difesa della famiglia contro le aberrazioni del mondo secolarizzato odierno che la vuole precipitare in un coacervo di insensatezze e strabismi giuridici.

Si devono distinguere a tal fine motivi generali e motivi particolari.

I motivi generali devono sempre essere tenuti nella massima considerazione poiché orientano e devono orientare l’attività del cristiani in questa delicata epoca storica.

In primo luogo: da cristiani bisogna opporsi alle unioni civili in quanto è il mondo che si deve adeguare alla Chiesa e non la Chiesa al mondo, per due ordini di ragioni: 1) se si è cristiani si deve ritenere che la Chiesa fondata da Cristo sia la depositaria della verità circa il bene dell’umanità; 2) se ci accetta tale premessa, sempre da cristiani, occorre, come suggerisce l’apostolo Paolo, ammonire e correggere i fratelli che sbagliano.
Bisogna, come ha tuonato più volte lo stesso papa Francesco, abbandonare la mondanità, cioè lo spirito del mondo, e opporsi al pensiero unico, cioè a quel pensiero che tende a cancellare l’identità cristiana cominciando dalla famiglia.
Papa Francesco per ben due volte, infatti, così ha precisato: «La mondanità è fare ciò che fa il mondo. È dire: “Mettiamo all’asta la nostra carta d’identità; siamo uguali a tutti”. Così, molti israeliti rinnegarono la fede e si allontanarono dalla Santa Alleanza» (Omelie di Santa Marta, 16/11/2015). Precedentemente così aveva avvisato: «Anche oggi c’è l’idolatria del pensiero unico. Oggi si deve pensare così e se tu non pensi così non sei moderno, non sei aperto» (Omelie di Santa Marta, 10/04/2014).
Occorre quindi mobilitarsi, mobilitare la Chiesa e lasciarsi mobilitare dalla Chiesa per questa resistenza al pensiero unico che solo i cristiani possono intestarsi per il bene di tutta l’umanità.

In secondo luogo: se il motivo dell’iniziativa individuale basata sulla coscienza non fosse sufficiente, deve e non può non esserlo il motivo della obbedienza che come cristiani si deve alla Parola di Dio, senza ignorarla, dunque, e, soprattutto, evitando che sia sovvertita.
Occorre quindi che i cristiani, se davvero tali, siano in prima linea nei casi come l’approvazione delle unioni civili, proprio per evitare che il mondo, così lontano da Dio, distrugga non solo e non tanto la loro identità quanto soprattutto se stesso.

In terzo luogo: il cristiani deve sempre essere pronti a difendere la propria fede e la propria Chiesa.
Opporsi alle unioni civili significa, quindi, prendere coscienza della lotta tra la luce divina e l’oscurità del mondo a cui partecipa l’uomo con tutto il proprio essere. Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall’origine del mondo, destinata a durare, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio. Per questo la Chiesa di Cristo, fiduciosa nel piano di Dio, mentre riconosce che il progresso umano può servire alla vera felicità degli uomini, non può tuttavia fare a meno di far risuonare il detto dell’Apostolo: “Non vogliate adattarvi allo stile di questo mondo” (Rm. 12,2).

Oltre i motivi generali vi sono poi quelli particolari.

In primo luogo: viene in rilievo un motivo biblico per cui il cristiano non può e non deve accettare le unioni civili.
La Sacra Scrittura (Gen. 1,26-28), infatti, insegna che l’amore gratuito di Dio trova il suo culmine l’ultimo giorno, con la creazione dell’uomo come maschio e femmina, a cui è affidato il compito di popolare la terra co-partecipando al disegno creatore di Dio, istituendo il modello archetipico e prototipico di relazione famigliare secondo il diritto divino e secondo quello naturale.

In secondo luogo: emerge un motivo teologico per cui il modello famigliare che un cristiano può e deve accettare è solo quello fondato sull’unione di uomo e donna nel matrimonio indissolubile e monogamico, motivo teologico che è perfettamente spiegato da S. Agostino: «Col trarla dall’uomo fu raccomandata l’unità, e col trarla in quel modo sono stati simboleggiati, come è stato detto, Cristo e la Chiesa».
In sostanza, l’unione di uomo e donna riflette l’unione di Cristo con la Chiesa.
Il cristiano che si oppone alle unioni civili, insomma, si oppone al quel tentativo di sovvertire la santità di questa relazione fondata sulla santità della relazione tra la Chiesa e il suo divino Fondatore.

In terzo luogo: per un cristiano non può essere ininfluente il motivo etico, infatti, il cristiano non può pensare di delegare ad altri l’impegno che gli proviene dal vangelo di Gesù Cristo perché la verità sull’uomo e sul mondo possa essere annunciata e raggiunta. Devono essere salvaguardate la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e stabilità: ad essa non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali un riconoscimento legale.

Un cristiano, dunque, deve opporsi alle unioni civili per evitare l’equiparazione alla famiglia di relazioni che dell’unione famigliare nulla condividono poiché non ne posseggono gli elementi strutturali.

Il momento è dunque grave e cruciale, richiedendo l’impegno politico e culturale, diretto e in prima persona, di ogni singolo cristiano che davvero pensa o spera di essere tale e che proprio per questo non può esimersi dall’opporsi con fermezza, con parole, con manifestazioni pacifiche, culturali, perfino con il proprio voto all’occorrenza, alle unioni civili in corso di approvazione (e a tutte le altre nefandezze giuridiche e antropologiche che seguiranno nel prossimo futuro).

I cristiani non devono temere di essere bollati come retrogradi, oscurantisti, intolleranti o perfino nemici dello Stato e della democrazia, poiché al giudizio del mondo devono preferire la difesa della Via e della Verità, tenendo sempre ben a mente il precetto del Vangelo che è chiarissimo in questa prospettiva: «Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio» (Lc. 12,8).

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