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La proposta del consigliere Luca Marconi, nata su impulso della Comunità Papa Giovanni XXIII, di FederVita Marche e della Pastorale della Salute delle Marche, è stata approvata all’unanimità.

E’ una conquista? Il nuovo provvedimento offre la possibilità di seppellire il corpicino del bimbo abortito e la possibilità di scrivere sulla lapide i nomi dei genitori e quello che avrebbero dato al figlio; diritto oggi spesso negato.

“Finalmente un’importante istituzione come la Regione Marche riconosce che anche quello prenatale è un lutto – dichiarano le due associazioni – e come tale va data la possibilità di poterlo esprimere con quei gesti di pietà che vedono coesi ambiti civili e religiosi”.

L’iniziativa è nata dalla vicenda di una madre che, perso il suo bimbo alla ventesima settimana, si è vista negare la possibilità di seppellirlo. La donna è riuscita a spuntarla giusto perché è un avvocato; un avvocato deciso.

Quindi, almeno nelle Marche, un principio si è ribadito: un bimbo, morto nei nove mesi di gravidanza che precedono il parto, è una persona umana e non un “rifiuto ospedaliero speciale”.

Anche se abortito. Anche se abortito volontariamente.

Diego Torre

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