famiglia evangelica
Una famiglia evangelica piemontese sarà tra i prossimi protagonisti del docu-reality “Chiedi a papà”, in onda su Raitre ogni venerdì alle 23.05. La puntata del 26 febbraio racconterà l’esperienza di Gianni e Katia Molisso, noti artisti cristiani e dal 2013 pastori per Torino della missione evangelica New Vision, che insieme ai figli Tommaso (15 anni) e Ruben Andrea (10) si sono cimentati nella sfida proposta dal programma: mentre alla mamma viene offerta una vacanza di cinque giorni in un resort di lusso, le telecamere riprendono e raccontano la routine casalinga del papà alle prese con le esigenze quotidiane dei figli e le altre faccende domestiche, dalla spesa alle pulizie, dalla scuola alla cucina.

Lo show, in onda dall’8 gennaio per dieci settimane, propone a ogni puntata l’esperienza di due famiglie, provenienti da diverse regioni d’Italia, selezionate tra le oltre duecento che hanno richiesto di partecipare; la troupe del programma ha accompagnato per cinque giorni i papà e i figli nella loro quotidianità con l’unico scopo di «raccontare – spiega la redazione di “Chiedi a papà” – le emozioni e i sentimenti che suscita nei partecipanti l’inedita situazione in cui vengono a trovarsi. Non ci sono giurie e non ci sono premi per i papà più bravi».

«Non si vinceva nulla – conferma Gianni Molisso, commentando l’esperienza per evangelici.net -, abbiamo partecipato solo ed esclusivamente con uno scopo evangelistico; il programma ha un taglio da esperimento sociale, tenta di raccontare la vita di una famiglia normale alle prese con tutto ciò che comporta l’allontanamento improvviso di una mamma. Per noi – continua Molisso – è stato faticoso, ma è stata anche una un’opportunità evangelistica molto importante: ci è stata data la possibilità di testimoniare, gratuitamente e con la nostra vita reale, che cosa significhi essere un credente alle prese con la quotidianità».

L’esperienza è stata una sorpresa anche per la troupe di Raitre che, a metà dicembre, ha seguito per cinque giorni Gianni Molisso e i figli: «la prima sera, appena arrivati a casa nostra, sapendo del nostro percorso cristiano – ricorda Molisso – si aspettavano di trovare una casa-santuario, addobbata con icone e statue; trovando un appartamento ordinario sono rimasti spiazzati: “ma è sicuro che voi siete cristiani?”, ci hanno chiesto con una certa perplessità. L’episodio – commenta Molisso – dimostra quanto lo stereotipo del cristiano, in Italia, è ancora legato a una tradizione religiosa che privilegia l’aspetto formale, e di quanto lavoro ci sia da fare per ognuno di noi, attraverso i piccoli gesti e una costante testimonianza quotidiana, per aiutare le persone a comprendere che esiste anche un modo diverso, vivo e intenso, di vivere la fede».

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