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PALETTO INAMOVIBILE: Lo Stato ha il dovere di promuovere e sostenere la famiglia perché in essa nasce e viene educata la persona umana. Da ciò deriva una serie di obblighi per i coniugi nei confronti della società e della prole e una serie diritti (ormai pochissimi). Non lo dice solo il Papa, ma anche la Carta dell’ONU!

Ma se spostiamo l’asse del ragionamento, e poniamo l’amore, qualunque amore, a base dell’istituto familiare, perché non allargare il discorso a due conviventi, più o meno momentanei (dal momento che l’amore è anche un sentimento “volatile”)? O a due omosessuali? O a tre persone? E perché non a cinque?

E’ quanto devono avere pensato i seguenti cittadini della progredita Olanda. Jaco e Sjoerd sono due omosessuali maschi “sposati regolarmente “ in base alle vigenti leggi. Ma perché escudere dal sodalizio il “comune” amico Sean, anche se la legge olandese non permette (ancora) il matrimonio a tre? Sjoerd dichiara costernato: ”Jaco e io siamo sposati da otto anni. Purtroppo non possiamo sposare Sean, altrimenti lo avremmo già fatto in un batter d’occhio“.

Daantje e Dewi sono due lesbiche regolarmente “sposate” e avranno presto un figlio tramite i gameti di una altro maschio (e siamo a sei!).

Essendo tutti amici fra loro hanno pensato bene di educare tutti insieme il nascituro e così hanno sottoscritto dal notaio un contratto di educazione multigenitoriale: “Cinque genitori con uguali diritti e doveri, divisi in due famiglie: queste sono le condizioni del contratto che tutti noi abbiamo firmato e sottoposto al notaio“.

Chissà che ne pensa il nascituro! Certamente crescerà un po’ confuso anche se circondato dall’amore di tanti “genitori”. E il povero donatore di seme? Perché escluderlo? Non è giusto. Dove educano in cinque possono educare in sei!

Sembra una commedia di Edoardo e invece è la palese dimostrazione che quando si sposta il paletto fissato all’inizio dell’articolo non vi è più limite alla deriva, logica e biologica. L’amore diventa capriccio, il pupo diventa oggetto, e la legge di natura se ne va a…ramengo. A quando in Italia?

Diego Torre

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