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È notizia di ieri, la stampa nazionale ne ha dato notizia e grande risalto, che una donna del Kentucky una tal signora Kim Davis, nonostante la sentenza di giugno della Corte Suprema, invocando “l’autorità di Dio” continua a non voler unire in matrimonio coppie omosessuali.

Alleluia, gloria a Dio finalmente c’è qualcuno che ha il coraggio di opporsi, di metterci la faccia e, forse, anche il posto di lavoro pur di non scendere a compromessi con la propria fede e con la Parola di Dio.

Già alleluia, verrebbe voglia di dire e gridare, ma leggendo i vari articoli l’urlo rimane strozzato in gola perché questa donna moralizzatrice e sicuramente animata da buone, ottime intenzioni, purtroppo presta il fianco a dure critiche, sberleffi e ridicolizzazioni da parte non solo del mondo gay ma anche di chi già considera esaltati, bigotti e chi più ne ha più ne metta le persone di fede.

Ma raccontiamo i fatti. Li riprendiamo da ilfattoquotidiano.it

La signora kim Davis rifiuta di rilasciare le licenze di matrimonio alle coppie gay “in nome di Dio”, dichiarando di voler applicare rigidamente i precetti della Bibbia alla sua vita. Ma è stata sposata quattro volte. Kim Davis, impiegata della contea di Rowan in Kentucky, nei due mesi successivi alla sentenza di giugno della Corte Suprema  – secondo cui le nozze sono un diritto garantito dalla Costituzione anche tra omosessuali –  non ha voluto rilasciare nemmeno una licenza. Quattro coppie – due gay e due etero – le hanno fatto causa, affermando che deve adempiere i suoi doveri, nonostante le personali convinzioni religiose.

L’ultimo caso pochi giorni fa: la donna ha negato i visti necessari per le nozze ad almeno due coppie, invocando il suo credo religioso. In un primo momento l’impiegata ha deciso di rimanere barricata nel suo ufficio con la porta chiusa e le persiane abbassate. Quindi è uscita, dicendo alle coppie e agli attivisti in attesa che l’ufficio continuava a negare le licenze in base “all’autorità di Dio”.

Kim Davis, però, viene accusata di ipocrisia e di “applicazione selettiva” della Bibbia. I suoi matrimoni sono registrati in tribunale, così come i suoi divorzi: uno nel 1994, uno nel 2006 e uno nel 2008. La donna ha dato alla luce due gemelli dopo il primo divorzio, che sono stati cresciuti dal terzo marito ma adottati dal secondo. (…) Qualche giorno fa l’avvocato di Davis ha fatto sapere che la sua assistita avrebbe “riflettuto e pregato tutta la notte sulla decisione da prendere”. Ma, malgrado la notte di riflessione, la donna non si è spostata di un millimetro dalla sua decisione originale, ribadendo per l’ennesima volta il suo invariato ritornello: la sua fede cristiana non le permette di approvare i matrimoni gay, ha paura di finire all’inferno.

La signora in questione ha purtroppo prestato il fianco e fornito un bellissimo assist alle associazioni LGBT statunitensi e non. Infatti pretende di voler giudicare il prossimo senza però accorgersi che la sua storia recente o meno può essere usata contro di lei e i movimenti contro le unioni gay. È risaputo che le lobbies gay sono piene, anzi strapiene, di persone molto intelligenti, preparate e votate, fino allo spasimo, alla loro causa. Essi sono preparati, studiano, si informano continuamente e restano pazientemente in attesa di un errore o di una falla per poterla subito attaccare e demolire gli oppositori. Ora, è molto probabile che la signora in questione abbia fatto un percorso di fede tale da redimerla dai i suoi errori passati, di certo Dio perdona tutti quando il ravvedimento è sincero, però tre divorzi dal ’94 al 2008 di certo non passano inosservati a queste persone e siccome tra gli altri libri che hanno letto per prepararsi sicuramente hanno letto anche la Bibbia il gioco, o meglio la frittata è fatta. Infatti l’accusa principale per la signora è di “applicazione selettiva” della Bibbia. Del resto è risaputo che il miglior conoscitore della Parola, dopo Dio, sia proprio il demonio. Sulla signora Davis sono piovute critiche da tutte le parti, figuriamoci, e critiche sono piovute sui movimenti cristiani che si oppongono alle nozze gay –basta fare una ricerca su Google con il nome della signora per vedere quali e quanti attacchi ci sono stati dal mondo LGBT.

Appare chiaro che la signora, di cui non conosciamo – e lo ribadiamo – il percorso di fede e di vita, forse avrebbe fatto meglio ad affrontare in maniera meno diretta la sua battaglia, avrebbe forse dovuto immaginare, lei e i suoi consiglieri spirituali, il putiferio che si sarebbe scatenato visti i suoi trascorsi. Questo è un rischio che corriamo tutti, purtroppo, se non siamo attenti a misurare parole ed azioni. Se non siamo perfettamente irreprensibili corriamo il rischio di essere sopraffatti in questa lotta perché, malgrado siano in numero molto minore rispetto a noi, sono solo il 2% della popolazione mondiale gli LGBT, hanno mezzi e risorse finanziarie tali da poterci combattere senza esclusione di colpi. Del resto l’Apostolo Paolo stesso afferma che bisogna aver un parlare (ed un comportamento) sano ed irreprensibile, affinché l’oppositore sia svergognato, non avendo nulla di male da dire a vostro riguardo (Tito 2:8).

Quanto accaduto fa sorgere un’altra domanda: se oggi si rischia di essere ridicolizzati e fare un autogol, cosa potrebbe accadere se e quando il DDL Scalfarotto e la Legge Cirinnà entreranno in vigore?

La Redazione

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