Quella che segue è la traduzione dell’articolo“Where Do the Body Parts of Aborted Babies End Up? Scientists Transplant Their Brain Tissue Into Mice” apparso ieri – 5 Agosto – sul sito americanoLifeNews.com.

John D. Loike ha recentemente aperto un dibattito sulla rivista The Scientist circa l’etica del trapianto di cellule cerebrali umane in altre specie. L’articolo dal titolo “When Does a Smart Mouse Become Human?” (Quando un topo intelligente diventa umano?) inizia descrivendo la ricerca dell’Università di Rochester, in cui dei topi sono stati iniettati con cellule gliali prese da feti umani. Le cellule gliali sono cellule che supportano i neuroni nel sistema nervoso. Il topo incorpora queste cellule gliali nel proprio cervello e “supera i topi normali nei test cognitivi di quasi quattro volte.”

I ricercatori hanno sottolineato il fatto che i topi continuavano ad avere il cervello di topo, affermando: “Questo non da agli animali le funzionalità aggiuntive necessarie che potrebbero in qualche modo essere riconducibili o percepite come specificamente umane. Piuttosto, le cellule umane semplicemente vanno a migliorare l’efficienza delle reti neurali del topo. Rimane sempre un topo.”

Tuttavia il mescolamento di cellule cerebrali umane con quelle di altre specie, in particolare quelle di altri primati, suscita serie considerazioni etiche. Questi problemi sono importanti e Loike ne discute.

Ciò che Loike non discute invece sono le implicazioni etiche della provenienza delle cellule cerebrali umane utilizzate in questa ricerca. L’articolo del Journal of Neuroscience afferma chiaramente che le cellule gliali provengono da aborti del secondo trimestre:

«Per lo xenotrapianto di cellule gliali di feti umani, le cellule sono state estratte da feti umani nel secondo trimestre (18-22 settimane di gestazione) ottenuti con l’aborto. Il ventricolo proencefalo / le zone subventricolari sono state sezionate dal cervello, i campioni congelati, tritati e dissociati usando papaina / DNasi, come descritto in precedenza (Roy et al., 1999, 2000), sempre entro le 3 ore dall’estrazione. Le parti separate sono state conservate durante la notte con la media minima di DMEM / F12 / N1 con 10 ng / ml bFGF. I campioni sono stati de-identificati ed ottenuti con l’approvazione dell’University of Rochester Research Subjects Review Board.»

Il video esplosivo del Center for Medical Progress ha denunciato il mercato delle parti del corpo dei bambini abortiti. Questa è la fine che fanno alcuni bambini abortiti: sezionati, tritati e trapiantati nei topi.

Posso affermare con certezza che il bambino ha bisogno del tessuto cerebrale umano più del topo.

È giunto il momento di tirare fuori la testa dalla sabbia. Ci sono un sacco di ricerche che si stanno facendo con i feti abortiti. In questo specifico caso, gli scienziati sperano che questo modello aiuterà ad illuminare il contributo delle cellule gliali sui disordini neurologici umani. È un obiettivo nobile, ma la provenienza delle cellule gliali contamina tutta la morale della loro ricerca. Avrebbero potuto utilizzare cellule con provenienza etica come un aborto spontaneo naturale, ma non lo hanno fatto.

Dobbiamo smettere di usare i tessuti degli aborti per la ricerca. Se non la smettiamo, vi saranno probabilmente progressi medici che i pro-life in buona coscienza non potranno utilizzare perché sono contaminati con il sangue degli innocenti.

By Laura Caselli da: Losai.eu

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